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Frange di Theleme

Frange di theleme

La prima volta che ti ho vista ho avuto paura. 

La maggior parte delle cose che mi piacciono troppo, a volte mi spaventano

Certi incontri ti mettono davanti a te stesso, a quello che hai fatto finora, a chi sei veramente, per questo fanno paura. Per alcuni la paura è debolezza, magari lo è: puoi decidere di affrontare certe sfide, o di tornare indietro. Ma alcune volte quando ti imbarchi in un nuovo viaggio fallire non è un’opzione.

La prima volta che ti ho vista non avevo il casco. Forse volevo correre il rischio di farmi male. A volte quando scalo non lo metto, altre volte sarebbe meglio averlo anche quando non si scala. Ci si può far assai male anche lontano da una parete. 

La prima volta che ti ho vista ho avuto paura. Eppure, a ripensarci oggi, sarei rimasto lì ore ad assaporare quel momento di precarietà in cui non sai cosa succede se vai avanti, se fai un passo di troppo e non hai più la possibilità di tornare indietro. Certo puoi decidere di non far nulla, di non fare neanche il primo passo. Oppure cambiare idea. Spesso gli individui cambiano idea, per scegliere liberamente e improvvisamente l’alternativa peggiore, pur avendone la consapevolezza. 

Luca mi ha mandato avanti a vedere cosa c’era sulla quella placca apparentemente liscia. Ha detto “Vedrai che ti diverti”. Non ero troppo convinto. Quando incontri un terreno vergine per la prima volta è normale essere cauti. Tutto può essere fragile, soprattutto se stessi. La prima volta non ci sono chiodi o spit a indicare la via rassicuranti, nè sguardi rassicuranti.

Una vena di selce nera, come una frangia si infrange su un dorso liscio. Non è sicuro appoggiarvi le mani, eppure è necessario farlo. Su questa roccia fragile ogni passo va saggiato con calma. Certo, si ci può sempre voltare a guardare indietro, fare due passi verso il basso e ritornare all’inizio. Ma una volta che lasci che le cose fluiscano, niente è in grado di fermarle. Un movimento dopo l’altro, sai sempre cosa fare, ti proteggi quando puoi, e quando non puoi vai, a volte cauto, altre volte con un po’ di sana sfrontatezza.

Avrei potuto ignorarti del tutto. Avrei potuto evitare di posare il mio sguardo sopra di te. E invece dopo un tempo indefinito a corteggiarti è già tutto finito. I movimenti impossibili sono dietro di te, i passi precari son metri indietro. Poche fettucce su arbusti, qualche friend ed già finita. Abbiamo ballato assieme per un tempo che sembrava lungo ore, fra piccoli appigli, movimenti delicati e friend di dubbia tenuta. Poi in un attimo sei in cima, ti guardi indietro, solo qualche lacrima di felicità, sorridi un po’.

Posso provare a controllare tutto in queste situazioni: il respiro, i piedi, il sorriso, l’attenzione. Ma non posso controllare chi sono, perché sono quello che sono.

 

 

Quando ti ho incontrata la seconda volta, non avevo neanche immaginato sarebbe successo. La seconda volta che ci siamo incontrati pensavo non ti avrei più rivista. E allora sei venuta tu ad abbracciarmi ancora una volta, chi sa se sarà stata l’ultima.

Di una cosa sono sicuro. Ogni volta che vorrò rivederti, saprò dove cercarti, arrampicando Frange di Theleme, al Monte Spedone.

Frange di Theleme si sviluppa sul lato sinistro del Monte Spedone, su un pilastro staccato poco oltre il limite destro della falesia alla base della parete. Notevolmente ripulita da vegetazione e rocce instabili, attraversa i tratti migliori del pilastro, conservando tuttavia tutto il sapore di un’avventura da ricercare con calma, su una montagna che alterna tratti di rocce instabili a splendide placche, fessure e concrezioni di selce. Un luogo splendido – Theleme –  di incontri inaspettati, ed un termine che significa desiderio e volontà, che sono poi le uniche cose che servono per accogliere certi incontri in montagna.