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La Valle dell’Orco e la rivoluzionaria nascita di nuova cultura dell’arrampicata

Ospitiamo il racconto del Presidente Luca Bozzi che, in occasione dell’uscita in Valle dell’Orco con i corsi di Alpinismo 1e2, ci ha resi partecipi della grande rivoluzione che questa valle e le sue persone hanno segnato nella storia dell’arrampicata.

Luca Bozzi racconta la storia della valle dell'orco durante il corso di Alpinismo

Siamo in Valle dell’Orco, un posto incantato sia dal punto di vista naturalistico sia dell’arrampicata perché è proprio qui che la storia dell’arrampicata italiana è stata segnata da una grande evoluzione. 

Per conoscerne la storia, dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo. Torniamo agli anni 70’ dove per scalare in libera non esistevano le attrezzature di oggi: i friend non c’erano, l’uso dei cunei e bong era raro e anche i nut erano sconosciuti. Si puntano chiodi per dare un senso di protezione, ma fare decine di metri senza poter proteggersi per davvero era la norma. Sin dagli anni 50’, infatti, si ereditava una certa idea della montagna che era un retaggio dell’alpinismo eroico, fatto in gran parte da sofferenza e scomodità.

Poi nei rivoluzionari anni ‘70 si è messo storicamente in discussione tutto, a partire dall’approccio alla montagna. Tanti i nomi di quelli che sono stati i pionieri di un nuovo modo di arrampicare sviluppando un movimento (Il Nuovo Mattino) che contrapponeva all’alpinismo eroico di un tempo che aveva come obiettivo principale la conquista della vetta.

Gian Piero Motti tra i tanti che hanno iniziato a coltivare una nuova cultura dell’arrampicare, qualcosa che andava oltre i “classicismo” già noti e che oltre i confini nazionali erano già stati sperimentati. Non era la difficoltà a definire l’arrampicata ma per l’idea di fare una via fatta bene, dove il bene corrisponde al bene personale, spirituale e ambientale.

La nuova idea di arrampicata era quanto di più essenziale e autentico ci fosse: scalare il più possibile su vie nuove, senza apparente meta, in ogni dove, alla ricerca ognuno della propria via, al di là della difficoltà che contava poco, lo stile e la bellezza dei tiri erano quanto contava di più. Da qui nacquero la famosa Kosterlitz o ancora venne dato il nome “Pesce d’aprile” che presenta una storia affascinante nel nome in sé. 

Si concepiva l’arrampicata in maniera molto libera e non legata al passato e questa è stata una grande evoluzione per i tempi. Dell’arrampicata libera a quella sportiva, l’arrampicata non ha smesso di trasformarsi e infatti non invecchia mai.