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Crack Marine

Questo è un blog di montagna.
“Crack marine”?! Sarà sicuramente un posto, dove si parla di una bellissima fessura, magari da scalare a
strapiombo sul mare.
Invece NO.
Crack ? Come i cracker? Quelli da mangiare? E cosa c’entrano con la montagna?
Andiamo per ordine.
Di giovedì sera sono in Falc. Il giro è un po’ ridotto perché la sede, attualmente in affitto, è un po’ anonima
e non ci sono corsi.
Però tra i pochi c’è Guido. Triste perché la sua combriccola degli sci alpinisti gli ha dato pacco.
“Non vuole venire nessuno con me! Ho proposto di andare in Corsica con la mia barca a vela, navigando di
notte, ma non ho avuto adesioni”.
Io sono indeciso tra volare, scalare e fare giardinaggio al lago. Aggiungiamo po’ di entropia al sistema!
A vela, di notte, por poi scalare da qualche parte in Corsica.
“Ok, Guido. Ci sto!”
“Davvero?! Figata! Ma in due siamo pochi, bisognerebbe tirare dentro qualcun altro!”
Se leggete questo blog, c’è una persona che vi verrà in mente.
Lo scorso anno gli avevo scritto: “Ciao Claudio, che ne dici di fare il Canalone Coolidge al Monviso per
Pasqua?” Questo messaggio era stato mandato pochi giorni prima del ponte di Pasqua. Eravamo poi finiti
per correre a caso per 30 ore sul Monte Grappa.
Così mando un altro messaggio del genere. Destinatario, il solito Claudio.
“Barca a vela col Macchi. Si va in Corsica in falesia e poi si torna. Ci sono ancora 4 posti”.
Detto fatto. L’indomani mando un messaggio a Guido. La ciurma è pronta. Mio Capitano, domani possiamo
salpare. La ciurma sarà composta da:
Capitan Guido
Dottoressa Michi
Pilota di droni Claudio
Cuoco Vincenzo
Robi…Robi
La rocambolesca ciurma è pronta. Lo si vede dalla partenza a Milano. Tra colombe, birre, GIN, prosecchi, e
altri litri di alcol la macchina è oltre una capienza consona. Tra una bottiglia è l’altra c’è posto anche per il
capitano e 4 “montarinai”.
La partenza, essendo stata programmata nei minimi dettagli, finisce presto in autogrill. Rustichella in mano
aspettando che il traffico…No niente, sappiamo che il traffico non svanirà nel nulla. La partenza non è stata
di quelle intelligenti, la rustichella però è d’obbligo.
Il viaggio continua. Anzi no. Altro pit stop. Forse è meglio comprare delle taniche per il gasolio. L’intenzione
è di andare a vela. Vai te poi a sapere come andrà a finire. Grande atto di astuzia del nostro Capitano!
Si arriva in porto alle 20:00 per poi salpare alle 21:00 dopo aver armato la baraca (Armato? Si vai in guerra?
Mah!). Neanche tempo di salpare e il buon cuoco Vince ha già buttato la pasta. Così ci mangiamo una
ottima pasta al pesto mentre lasciamo la laguna di Fezzano. Salutiamo la costa e in un attimo ci troviamo in
mezzo al mare con la luna piena che ci illumina il sentiero. (Un sentiero in mezzo al mare. Idee confuse!)
Il capitano issa le vele e sistema cose. Le corde si chiamano cime. Il barcaiolo si chiama parlato. Non si
capisce una mazza ma finalmente la frase che tutti aspettavano. “Cazza la randa!”. Bellissimo. Ma poi cosa
sarà? Cos’è successo? chi è incazzato con chi o cosa? Ma soprattutto, cos’è cambiato? Apparentemente
nulla. Però il capitano è soddisfatto e noi abbiamo cazzato la randa!
Bene ora che le vele sono issate, sono le 23:00 e noi abbiamo cazzato tutte le rande disponibili, possiamo
accendere il motore. Zero vento. Si procede così. Motore al minimo, vele issate e la bussola che misura
sempre 192°N.

Ecco, possiamo dire tale barca, tale padrone. Insomma la barca (Solaris) rispecchia il padrone. E’ un po’
pasticciona, in certi aspetti arrabattata, però il suo mestiere lo fa e bene, con determinazione. Un po’ come
il nostro capitano Guido. Così la Solaris tiene i gradi bussola da sola, ma non sempre! In certi momenti
prende iniziative e sterza all’improvviso da sola! (Sterza? Vira? Gira? Cazza?). Insomma diciamo che è
creativa.
Ci diamo dei turni per la navigazione notturna. Ci diamo dei turni per non stare sotto coperta. Mentre il
capitano è a proprio agio, i 4 montarinai improvvisati iniziano ad accusare il movimento ondulatorio del
mare causato dalle imponenti onde… Quali onde? Il mare è piatto, ma gli stomaci ballano. I 4 temerari
alpinisti a proprio agio su creste affilate, pareti vertiginose e appigli sfuggenti sono in balia del lieve
ondeggiare dolce della Solaris. La notte prosegue, la luna si sposta illuminando sempre il mare piatto che
scuote violentemente gli stomaci dei 4 montarinai e la randa è sempre ben cazzata (un po’ comunque mi
dispiace per questa randa che è sempre cazzata…va beh!).
Le ore passano e finalmente sorge il sole, dopo X miglia percorsi a TOT nodi (Miglia? Nodi? Che unità di
misura si inventano questi qui).
Dopo 8 ore di navigazione si vede finalmente la costa, in lontananza. Il capitano fa due conti con la sua
calcolatrice che funziona a miglia moltiplicate per nodi e ci dice che in sole settordici ore arriveremo sulla
terra ferma.
Tutti vorremmo fare colazione, nessun ci riesce. Lo stomaco continua a dondolare. Maledette onde, ma
quali onde?
Ad un certo punto compare una confezione di crackers. Inizia Claudio e dice che funziona, lo stomaco si
tranquillizza. La Michi lo segue e va meglio anche per lei. Così io e Vince ci uniamo e iniziamo a spararci un
cracker dietro l’altro. Botta di vita!
La costa si fa sempre più grande, ci stiamo avvicinando alla terra, alla roccia. Sale un po’ di vento e ci regala
un pezzo di navigazione senza quel ronzio del motore nelle orecchie. Il capitano mette a segno le vele
(Cioè? Gioca a bersaglio?) e cazza e scazza ‘sta povera randa. La costa si fa sempre più grande, il capitano fa
issare la bandiera Corsa a Vince e i cracker sono sempre di meno. Più ci si avvicina alla costa e più i 4
montarinai si svegliano. Ormai sono le 12:00. Sono passate 15 ore da quando sono salpati. I montarinai che
funzionano a crackers ormai scorgono le prime rocce. Iniziano ad andare in visibilio. Il porto è nel mirino
ormai, e un altro piatto di pasta è pronto. Siamo vicini alla costa, tutti stanno bene e si aprono le prime
birrette. Hurra!
Il capitano attracca la barca, dopo 16 ore abbondanti di navigazione. Per farlo lancia cime, utilizza mezzi
marinai. “Mezzo marinaio a chi!?”, si risente Vince. Fà delle gasse con gli amanti e parla con delle cime…???
Ma soprattutto sapete come si chiamano quei cosi gommosi che parano i bordi delle barche? Si chiamano
“para bordi”!!! Pazzesco. Un barlume di razionalità per quelle persone che si spostano sull’acqua.
Come sapete il capitano Guido è creativo, come la sua Solaris. Per questo fa un attracco che ci vuole un
fosbury per scendere dalla barca sul molo. E la cosa pazzesca è che i salti del nostro capitano sono
millimetrici, con metà piede sulla banchina e metà sospeso! Gente strana questa qui.

Finalmente ci siamo. Terra! La terra non dondola, pazzesco. Bici a noleggio (non lo diciamo a nessuno che
sono a pedalata assistita, rende più figo il racconto) zaino da arrampicata, corda in spalla e via in falesia. Si
pedala per un’oretta. Certo ci sarebbe voluto di meno ma dobbiamo pur sempre aspettare Claudio che
armeggia nel suo zaino da spedizione per sguinzagliare il drone.

Calcare arancione, vista sul mare. Giusto il
tempo di fare tre tiri e dobbiamo pensare alla cena. Anche il capitan Guido scala. Qui non c’è niente da
cazzare, ma un sacco di cose da tirare, come i rinvii ad esempio!
Giù veloci con le bici per questi 300m di dislivello, guadagnati con la durissima salita di prima, un pò di
spesa, baguette sotto l’ascella (lascia quel gusto ricercato per la cena) e si lasciano gli ormeggi.
Ci spostiamo di pochi minuti con la barca per stare all’ancora in una bella rada, da soli! Il cuoco Vince ci
sfoggia un super frittatone (omelette!!!), mentre il capitano pensa all’aperitivo e al gin tonic! Alle 10 di notte
tutti sotto coperta a recuperare le ore di sonno lasciate in mezzo al mare. Qualcuno dorme in prua,
qualcuno in poppa, sotto il pozzetto e vicino al giardinetto (ma che caz…), insomma su di un comodo materasso della Solaris. Il mare è piatto, super nottata! Fare colazione in rada regala la stessa emozione di
una colazione in tenda in un bel posto sperduto di alta montagna. Bellissimo, ma ora torniamo sulla terra
ferma! Stesso porto, stesso attracco e solito fosbury millimetrico per scendere dalla barca. Stesse bici di
ieri, ma questa volta abbiamo tutta la giornata davanti. Ci attendono 900 m di dislivello per raggiungere la
falesia scelta. Si pedala, si fa volare un drone e si scatta qualche foto. Sul display della bici c’è sempre la
scritta “turbo”. Poco importa cosa voglia dire, noi stiamo comunque pedalando con le nostre gambe!! Solo
la Michi pare non capire bene come si gestisca il movimento delle gambe in bicicletta. In montagna sfido
chiunque a starle dietro, passo spedito e costante indipendentemente da quante decine di chili pesa il suo
zainone, ma in biciletta diciamo che preferisce godersi il paesaggio! A proposito di zaino. Se conoscete
Claudio potete immaginare cosa si stia portando dietro in questo momento in bici. Avrà uno zaino da 80
litri. Dentro ha i droni, ciabatte, piumini. Peserà 30 Kg. Credo sia un pò masochista.
Da buoni montanari non ci facciamo intimorire dalle montagnette Corse. Pedaliamo e andiamo dritti. Si,
dritti nel posto sbagliato! “Di qui!”. “No pirla di là!”. “Più indietro!”. Ottimo, i nostri alpinisti riescono a perdersi
anche sull’avvicinamento di una falesia con 5 minuti di avvicinamento. Complimenti! La falesia ripaga gli
sforzi dei nostri alpinisti. Un bel calcare grigio compatto, lavorato dal sale del mare e pieno di grossi
“buconi” nella roccia, detti “tafoni”. Scegliamo i tiri più belli ed estetici. Dietro c’è il mare, si vede anche il
porto e laggiù da qualche parte c’è anche la Solaris! Scaliamo, facciamo foto e Claudio fa partire anche il
drone che inaspettatamente non si schianta sulla roccia come tutti pensavano! Anche Guido ci dà dentro,
dovevate vedere come si destreggiava dentro i tafoni! Mentre i 4 montarinai cambiano falesia il capitano
preferisce raggiungere la sua Solaris per controllare che sia tutto ok. Così per lo meno ci dice. Secondo noi
sarà andato a giocare e a mettere a segno qualche altro fosbury, così per diletto. Noi altri cambiamo falesia,
qualche tiro ancora e poi via in discesa verso il porto.

Lasciamo le bici, su qualcuna c’è scritto 0% chissà a cosa si riferisce, noi abbiamo pedalato! Spesa, solita baguette col sapore aggiuntivo, un altro fosbury ben assestato e si torna in rada. Anzi no, cambiamo andiamo in quella rada di là. Sembra esserci un’altra barca all’ancora. Ci avviciniamo e capiamo che è una barca abbandonata. Ok, non disturbiamo nessuno. Prossimo gettare l’ancora li vicino. Ci avviciniamo lentamente, il fondale si abbassa. Guido tiene d’occhio lo scandaglio per monitorare quanto è basso il fondale. TOC! Le barche non dovrebbero fare “toc” penso. Guido inizia ad imprecare. Ci siamo incagliati! Chissà come, chissà perchè ma si scopre che la Solaris
segnava la profondità del fondale in piedi e non in metri! “La prossima volta settala in nodi va là!!!”. Fatto
sta che la barca è incagliata. Ferma. Non si muove. Il capitano sgasa e dà ordini. “Appendetevi allo strallo!”
(Vorrà dire di attaccarsi al caz..?!?). “Usate le sartie!” (E ora cosa dobbiamo cucire?!). Qualcuno dalla
spiaggia ci indica e bisbiglia qualcosa. Sicuramente avranno esclamato “Pùtèn!” accompagnato da una
pernacchia. Dopo mezz’ora di sgasamento dondolio e sartie strallate col paterazzo a dondolo il capitano ci
disincaglia e il buon Claudio setta la profondità in metri; “Sante unità di misura SI”.
È decisamente giunto il momento di lavarsi! Sapone a secco, un tuffo veloce nel mare freddo e una
sciacquata nel giardinetto della barca (io non ho visto un filo d’erba, ma non lo dico a Guido).
Finalmente è giunto il momento degli spritz, gin tonic, prosecchi e birrette. Intanto il buon cuoco Vince è
giù che spadella. Risotto ai porri e di secondo petto d’anatra. Pazzesco! Intanto coi piumini addosso
ammiriamo le stelle sopra le nostre teste. Non ci sono i soliti alberi e pareti di roccia a cui siamo abituati.
Solo sartie, stralli, crocette, bomi e si, effettivamente c’è anche un albero! Buonanotte.


Dopo una buona colazione decidiamo di salpare. È lunedì mattina, domani si lavora e ci attende la
traversata per tornare indietro. Questa volta c’è vento. Il capitano issa le vele. NO! Qualcosa non va. La
randa non sale (Sarà cazzata nera e non vuole salire?). Tale barca tale padrone dicevamo? Esatto. Tempo
due minuti Guido indossa il bansigo (imbrago!!!) e parte sulla cima dell’albero, noi lo aiutiamo strozzando le
scotte nel winch (povere scotte. Già soffrono il caldo e le dobbiamo anche strozzare?). Un po’ di mastice “et
voilà” come si dice da queste parti!
Finalmente vento in poppa, vele issate e via direzione Fezzano, gradi bussola 012°N. Al capitano non sfugge
niente! Due virate e… 4 delfini che nuotano e saltellano sotto la prua della barca! Nuotano e saltano,
sembrano divertirsi. Uno spettacolo per noi gente che viene dalla montagna.

A motore spento è tutta un’altra storia. Ci muoviamo con la spinta del vento. Impatto 0. Silenzio, rumore
delle onde e… “Vince mi passi un cracker?” “Anche a me! Anche a me!” Il numero di crackers che consumiamo
è direttamente proporzionale alla distanza dalla costa. Più siamo lontani, più ci sfondiamo di cracker. Che
invenzione pazzesca! Per fortuna abbiamo fatto scorta in porto. Ci godiamo anche il tramonto, schiviamo
una GNV e una Costa Crociere, saranno state a ben X piedi da noi, per fortuna loro andavano a TOT nodi in
più di noi! Giù il sole, su piumino e sotto pantaloni. Stessi vestiti che utilizziamo per fare cascate di ghiaccio
a -10°C.
Sono le 1:00am e iniziamo a vedere la costa, Fezzano. I dodici quintali di crackers hanno fatto effetto. Ora
che siamo vicini alla costa possiamo anche permetterci un piatto di pasta! Attracchiamo alle 2:30am è
martedì. Lasciamo Fezzano alle 3:30. E a Pisa ore 5:50am. Coda! fermi, motore spento in autostrada,
incidente! Neanche il rientro è intelligente!
Alla fine sarò a casa alle 7:30. Doccia e alle 8:30 sono a lavoro.
Abbiamo percorso circa 200miglia nautiche (che non sono miglia e non sono km…!!!) tante ore di
navigazione poche ore di sono e poche ore di arrampicata.
Grazie capitano per esserti fatto carico di questi 4 mezzi marinai (quindi due? Forse!).
Speriamo che ti sia rimasto un bel ricordo tra tafoni, baguette e i 4 montarinai.