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FalCassin

15 Giugno
Robi: “Ciao Ale, mi piacerebbe fare “L’innominata” credo sia un bel modo per arrivare in cima al Bianco, non
ci sono mai stato.”
Ale: “Io punto alla traversata delle grand Jorasses, un weekend di luglio.”
Robi: “stuzzichevole! 11-12 Luglio?”
Ale: “OK”


Bene. Ho imparato a capire che la cosa più importante è fissare una data. Una volta fissata in calendario è li.
Non si discute. Qualcosa si farà. Poche volte la salita rispecchia quello che abbiamo pensato, fantasticato.
Qualcosa comunque verrà fuori.

1 Luglio
Robi: “Se questo week fosse buono per la Cassin al Badile?”
D’altronde in questo periodo lo zero termico oscilla tra i 4300m o 4700m slm. Follia! Non è sensato andare
a calpestare neve molle sui ghiacciai.
Squilla il telefono. È Ale. “Il meteo sembra buono, fa caldo. È perfetto. Potrebbe essere la volta buona!”


Effettivamente è da parecchio tempo che puntiamo quella via. La via. Non si può non conoscere “La Cassin
al Badile”. È un capolavoro dell’alpinismo classico, aperta da Riccardo Cassin, Vittorio Ratti e Gino Esposito
nel luglio 1937. È considerata una delle sei grandi pareti nord delle Alpi.
Proprio per questa nomea, per la sua fama, ogni volta che ne ho parlato e ogni volta che sono stato vicino
per andare a scalarla ho sempre avuto un po’ di timore. Paura.
Questa volta Ale è deciso. Effettivamente il meteo sempre buono. OK, andiamo.
Il giro di telefonate è circa il solito. Dunque si uniscono la Michi e Ramon. Perfetto. Due cordate da due.
La logistica si sa, è scomoda. Portiamo una macchina Bagni di Masino, poi con l’altra andiamo in Svizzera,
Bondo. Partenza sabato. Con comodo, bisogna solo arrivare al rifugio. Poi domenica scaleremo la via, sulla
nord. Dove dormiremo? In parete? Sul bivacco Redaelli in cima? Rifugio Gianetti scendendo? Dai, se siamo
veloci prendiamo la macchina e torniamo a Milano la sera, sul tardi!
Parcheggiamo a Bondo, ore 12:00. Purtroppo il sentiero per il rifugio Sasc Fura è stato interessato da una
frana, così ci aspettano circa 4 ore di sentiero anziché 1 ora. Al parcheggio, nessuna macchina. Solo la
nostra! Buon segno, poca gente in via. Oppure cattivo segno, il meteo non è buono? Meglio rimandare?
Partiamo di buon passo, fa veramente caldo. Sappiamo che l’indomani lo apprezzeremo. Nessuno sul
sentiero, strano! Continuiamo a salire, non si vede nessuno. Decisamente strano. Ecco cos’è successo.
Maledizione! Hanno riaperto il sentiero normale. Abbiamo camminato 3 ore in più. Non era necessario!
“Beh, abbiamo sbagliato strada oggi, speriamo non sbagliarla domani!”.
Al rifugio si sistemano gli zaini, si ordina l’attrezzatura. Tutto pronto. Domani sveglia 3:00. Si parte presto.
Sarà lunga, non vogliamo rimanere intrappolati dietro altre cordate. Effettivamente le cordate ci sono. Non
le abbiamo viste. Loro hanno preferito prendere il sentiero da 1 ora e non quello da 4 ore!
Cena da rifugio svizzero…! Letto alle 20:30. Alle 3:00 siamo in piedi. Una veloce colazione, zaino, frontale e
via. Si parte a camminare in maglietta. È pazzesco. Siamo a 1900m s.l.m., sono le 3:00am e siamo in
maglietta. Da un lato è sconfortante. Troppo caldo per i nostri ghiacciai! Dall’altra parte è perfetto,
scaleremo una parete nord, in quota. Si starà bene.

Procediamo bene, troviamo gli ometti che ci portano al colle. BAM! Davanti a noi di colpo appare la parete
nord. È immensa! Saliremo di li? Siamo sicuri? Riusciremo? Un sacco di pensieri frullano nella mente. Ma
non c’è tempo. I soci di oggi sono agguerriti e inarrestabili. Aggiriamo l’esigua chiazza di neve che è rimasta
sulla cengia. Pazzesco come sia cambiata. Le prime volte che leggevo questa relazione, trovavo scritto che
ci volevano ramponi e una picca. Oggi l’abbiamo aggirata, camminandoci a fianco. Neanche il tempo di
pensare. Tutto d’un tratto mi ritrovo legato a due mezze corde. Il materiale l’ho ordinato come sempre ai
miei porta materiali dell’imbrago. Sto salendo. Sto salendo sulla Nord del badile. Via Cassin. Ore 6:00.
Io sono con Ramon e apro le danze. Davanti a noi solo una cordata. Vanno bene ma noi effettivamente
potremmo essere più veloci. Troviamo i primi chiodi, pochi. Alle soste a volte due chiodi, a volte un chiodo
solo. Mentre salgo penso che qualcuno è passato di li, 89 anni fa! Corda di canapa, scarponi di cuoio, su di
una parete di granito immensa e inviolata. Follia!
Ale e la Michi ci seguono a ruota, non mollano un metro.
Al quinto tiro iniziano i primi dubbi. Noi stiamo seguendo la cordata davanti. In realtà si scorge più in su
un’altra cordata. Sembra volerci dare indicazioni. Pare che siamo in direzione sbagliata. Qui, al 5° tiro,
Cassin aveva fatto il primo bivacco. Noi arriviamo in quel punto dopo circa 1h30min. Altri tempi. Altra
epoca. Sport diversi! Ad ogni modo ormai è tardi. MI trovo su un traverso, facile e mai banale, di 30 metri.
Nessun chiodo. Evidentemente siamo fuori via. Facciamo un cenno a Ale e Michi, così che possano cercare
la giusta via. Intanto io proseguo, tornare indietro non è un’opzione sensata. Devo recuperare Ramon.
Scorgo un diedro che sembra solido. Qui è molto verticale e scomodo. Però la roccia è ottima. Due friend in
fessura: “Ramon vieni pure”. Le radio ci semplificano la vita, mai più senza in via. Ramon mi raggiunge in
sosta. Non ci sono alternative. Su diritti. Un diedro di circa 15 mi aspetta. Nessuno è salito di li. Sicuramente
non Cassin, forse solo qualcun altro che ha sbagliato strada come noi. Salire verso l’incognito cambia tutto.
Come sarà? Riuscirò a salire di lì? La roccia sarà buona? Inizio a salire e capisco subito che le alternative
sono due: dulfer oppure incastro. Robi, vedi decidere. In realtà opto ben presto per un’altra “metòd”.
Artificiale si dice. Piazzo un friend, lo tiro per bene con le braccia e piazzo un altro friend il più in altro che
posso. “Ramon, blocca!” Altro friend, altra tirata di braccia, un altro metro guadagnato. Forse non era così
difficile, forse era scalabile ma scalare in quell’ambiente e fuori via non mi permette di concentrarmi sulla
scalata. Voglio solo tornare in via. Superati i 15 metri di diedro verticale, la parete si abbatte. Diventa tutto
più semplice e poco dopo arriviamo sulla cengia comoda. Sopra di noi Ale e Michi sono passati davanti,
hanno trovato la via giusta. Bravi! Dalla cengia si scorgono verso l’alto tutti i sistemi di camini che Cassin ha
percorso per uscire dalla parete. Sono tanti, lunghi e non si scorge la fine. La parete sopra di noi è davvero
imponente. Non ci sono alternative. Si sale.
Il primo tiro sopra la cengia è uno dei più duri. Ramon passa piuttosto bene, mentre la Michi mi dirà in
seguito di essere volata sul passaggio chiave, per poi passare al secondo tentativo. Che tenace, grande
Michi! In seguito le difficoltà effettivamente scendono, anche se non di molto. Siamo costantemente tra il V
ed il VI grado. Siamo al 15° tiro, dove Cassin effettuò il secondo bivacco.


Si continua su un sistema praticamente perfetto di camini, verso destra. Uno di questi tocca a me. È
davvero particolare. Ad un certo punto mi ritrovo per strisciare mezzo incastrato in questo diedro-camino.
Mi immagino che Cassin abbia adottato una tecnica più efficace di ciò che sto facendo, anche perché di
tecnica in tutto questo non c’è niente! Ancora camini, fessure e diedri. La roccia è sempre perfetta.
Temperatura ottima, pantaloni lunghi e maglietta a maniche lunghe sono più che sufficienti. Siamo ormai al
18° tiro. Iniziamo a scorgere lo spigolo. Ore 16:30. Siamo saliti bene fin qui. Peccato che l’esserci persi al 5°
tiro ci abbia rubato circa 2 ore e siamo rimasti incastrati dietro qualche cordata, non ci voleva proprio!
Ormai siamo sullo spigolo nord. La via non è ancora finita, ci mancano ancora 200m di spigolo. I piedi sono
doloranti. Non so perché, ma decidiamo di rimanere legati. Effettivamente qui il terreno è facile. Questa scelta ci ruberà un’altra ora. Al contrario Ale e Michi ci diranno che sono saliti sullo spigolo in conserva.
Scelta saggia, tempo risparmiato. Bravi!
Ore 18:30. Vetta!


Un sogno realizzato. Dopo anni siamo riusciti a mettere a segno anche questa salita. Non è stata una delle
più difficili. Però la sua fama, la sua storia e l’ambiente fa diventare il tutto magnifico. Un sacco di volte ho
pensato a Cassin e alla cordata che salì quell’imponente parete per la prima volta.
Riccardo Cassin, Vittorio Ratti e Gino Esposito e allo stesso momento c’erano Mario Molteni e Giuseppe
Valsecchi. Questi ultimi erano ormai stremati. Cassin decise di unire le cordate per non abbandonarli,
assumendosi il carico di condurre tutti e cinque in vetta. Dopo due bivacchi in parete e il peggioramento
drastico del tempo (con pioggia, grandine, neve e temperature gelide), la cordata riuscì a sbucare in vetta al
Badile nel tardo pomeriggio del 16 luglio, sotto una vera e propria tormenta. Durante la discesa lungo la via
normale verso il versante italiano (Rifugio Gianetti), il freddo estremo e il totale sfinimento fisico
risultarono fatali per i due comaschi: Giuseppe Valsecchi crollò per lo sforzo e morì poco prima di
raggiungere il colle. Mario Molteni, provato dal dolore per il compagno e privo di forze, morì poche ore
dopo durante la discesa. Cassin, Ratti ed Esposito riuscirono a sopravvivere a un terzo drammatico bivacco
nella bufera prima di raggiungere la valle e dare l’allarme.

Giusto il tempo di scattare la classica foto di vetta e via per la discesa. Almeno qui non ci perdiamo! In 3 ore
siamo alla Gianetti. Optiamo quindi per dormire lì. L’indomani resta solo la discesa in val di Mello e il
recupero della macchina in Svizzera.