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	<title>Racconti Archivi - FALC</title>
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	<description>Società Alpinistica dal 1920 APS</description>
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	<title>Racconti Archivi - FALC</title>
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		<title>Crack Marine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Zagolin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 09:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è un blog di montagna.&#8220;Crack marine&#8221;?! Sarà sicuramente un posto, dove si parla di una bellissima fessura, magari da scalare astrapiombo sul mare.Invece NO.Crack ? Come i cracker? Quelli da mangiare? E cosa c&#8217;entrano con la montagna?Andiamo per ordine.Di giovedì sera sono in Falc. Il giro è un po&#8217; ridotto perché la sede, attualmente&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/crack-marine/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Crack Marine</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.falc.net/racconti/crack-marine/">Crack Marine</a> proviene da <a href="https://www.falc.net">FALC</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="559" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/crack-marine-1024x559.jpg" alt="" class="wp-image-4638" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/crack-marine-1024x559.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/crack-marine-300x164.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/crack-marine-768x419.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/crack-marine.jpg 1408w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un blog di montagna.<br>&#8220;Crack marine&#8221;?! Sarà sicuramente un posto, dove si parla di una bellissima fessura, magari da scalare a<br>strapiombo sul mare.<br>Invece NO.<br>Crack ? Come i cracker? Quelli da mangiare? E cosa c&#8217;entrano con la montagna?<br>Andiamo per ordine.<br>Di giovedì sera sono in Falc. Il giro è un po&#8217; ridotto perché la sede, attualmente in affitto, è un po&#8217; anonima<br>e non ci sono corsi.<br>Però tra i pochi c&#8217;è Guido. Triste perché la sua combriccola degli sci alpinisti gli ha dato pacco.<br>&#8220;Non vuole venire nessuno con me! Ho proposto di andare in Corsica con la mia barca a vela, navigando di<br>notte, ma non ho avuto adesioni&#8221;.<br>Io sono indeciso tra volare, scalare e fare giardinaggio al lago. Aggiungiamo po&#8217; di entropia al sistema!<br>A vela, di notte, por poi scalare da qualche parte in Corsica.<br>&#8220;Ok, Guido. Ci sto!&#8221;<br>&#8220;Davvero?! Figata! Ma in due siamo pochi, bisognerebbe tirare dentro qualcun altro!”<br>Se leggete questo blog, c&#8217;è una persona che vi verrà in mente.<br>Lo scorso anno gli avevo scritto: &#8220;Ciao Claudio, che ne dici di fare il Canalone Coolidge al Monviso per<br>Pasqua?&#8221; Questo messaggio era stato mandato pochi giorni prima del ponte di Pasqua. Eravamo poi finiti<br>per <a href="http://falc.net/racconti/una-passeggiatina-per-pasqua/">correre a caso per 30 ore sul Monte Grappa.</a><br>Così mando un altro messaggio del genere. Destinatario, il solito Claudio.<br>&#8220;Barca a vela col Macchi. Si va in Corsica in falesia e poi si torna. Ci sono ancora 4 posti&#8221;.<br>Detto fatto. L&#8217;indomani mando un messaggio a Guido. La ciurma è pronta. Mio Capitano, domani possiamo<br>salpare. La ciurma sarà composta da:<br>Capitan Guido<br>Dottoressa Michi<br>Pilota di droni Claudio<br>Cuoco Vincenzo<br>Robi…Robi<br>La rocambolesca ciurma è pronta. Lo si vede dalla partenza a Milano. Tra colombe, birre, GIN, prosecchi, e<br>altri litri di alcol la macchina è oltre una capienza consona. Tra una bottiglia è l&#8217;altra c&#8217;è posto anche per il<br>capitano e 4 &#8220;montarinai&#8221;.<br>La partenza, essendo stata programmata nei minimi dettagli, finisce presto in autogrill. Rustichella in mano<br>aspettando che il traffico…No niente, sappiamo che il traffico non svanirà nel nulla. La partenza non è stata<br>di quelle intelligenti, la rustichella però è d&#8217;obbligo.<br>Il viaggio continua. Anzi no. Altro pit stop. Forse è meglio comprare delle taniche per il gasolio. L&#8217;intenzione<br>è di andare a vela. Vai te poi a sapere come andrà a finire. Grande atto di astuzia del nostro Capitano!<br>Si arriva in porto alle 20:00 per poi salpare alle 21:00 dopo aver armato la baraca (Armato? Si vai in guerra?<br>Mah!). Neanche tempo di salpare e il buon cuoco Vince ha già buttato la pasta. Così ci mangiamo una<br>ottima pasta al pesto mentre lasciamo la laguna di Fezzano. Salutiamo la costa e in un attimo ci troviamo in<br>mezzo al mare con la luna piena che ci illumina il sentiero. (Un sentiero in mezzo al mare. Idee confuse!)<br>Il capitano issa le vele e sistema cose. Le corde si chiamano cime. Il barcaiolo si chiama parlato. Non si<br>capisce una mazza ma finalmente la frase che tutti aspettavano. &#8220;Cazza la randa!&#8221;. Bellissimo. Ma poi cosa<br>sarà? Cos&#8217;è successo? chi è incazzato con chi o cosa? Ma soprattutto, cos&#8217;è cambiato? Apparentemente<br>nulla. Però il capitano è soddisfatto e noi abbiamo cazzato la randa!<br>Bene ora che le vele sono issate, sono le 23:00 e noi abbiamo cazzato tutte le rande disponibili, possiamo<br>accendere il motore. Zero vento. Si procede così. Motore al minimo, vele issate e la bussola che misura<br>sempre 192°N.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-4639" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed-1024x768.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed-300x225.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed-768x576.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260404_092612922.jpg_compressed.jpeg 1707w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, possiamo dire tale barca, tale padrone. Insomma la barca (Solaris) rispecchia il padrone. E&#8217; un po&#8217;<br>pasticciona, in certi aspetti arrabattata, però il suo mestiere lo fa e bene, con determinazione. Un po&#8217; come<br>il nostro capitano Guido. Così la Solaris tiene i gradi bussola da sola, ma non sempre! In certi momenti<br>prende iniziative e sterza all&#8217;improvviso da sola! (Sterza? Vira? Gira? Cazza?). Insomma diciamo che è<br>creativa.<br>Ci diamo dei turni per la navigazione notturna. Ci diamo dei turni per non stare sotto coperta. Mentre il<br>capitano è a proprio agio, i 4 montarinai improvvisati iniziano ad accusare il movimento ondulatorio del<br>mare causato dalle imponenti onde… Quali onde? Il mare è piatto, ma gli stomaci ballano. I 4 temerari<br>alpinisti a proprio agio su creste affilate, pareti vertiginose e appigli sfuggenti sono in balia del lieve<br>ondeggiare dolce della Solaris. La notte prosegue, la luna si sposta illuminando sempre il mare piatto che<br>scuote violentemente gli stomaci dei 4 montarinai e la randa è sempre ben cazzata (un po&#8217; comunque mi<br>dispiace per questa randa che è sempre cazzata…va beh!).<br>Le ore passano e finalmente sorge il sole, dopo X miglia percorsi a TOT nodi (Miglia? Nodi? Che unità di<br>misura si inventano questi qui).<br>Dopo 8 ore di navigazione si vede finalmente la costa, in lontananza. Il capitano fa due conti con la sua<br>calcolatrice che funziona a miglia moltiplicate per nodi e ci dice che in sole settordici ore arriveremo sulla<br>terra ferma.<br>Tutti vorremmo fare colazione, nessun ci riesce. Lo stomaco continua a dondolare. Maledette onde, ma<br>quali onde?<br>Ad un certo punto compare una confezione di crackers. Inizia Claudio e dice che funziona, lo stomaco si<br>tranquillizza. La Michi lo segue e va meglio anche per lei. Così io e Vince ci uniamo e iniziamo a spararci un<br>cracker dietro l&#8217;altro. Botta di vita!<br>La costa si fa sempre più grande, ci stiamo avvicinando alla terra, alla roccia. Sale un po&#8217; di vento e ci regala<br>un pezzo di navigazione senza quel ronzio del motore nelle orecchie. Il capitano mette a segno le vele<br>(Cioè? Gioca a bersaglio?) e cazza e scazza &#8216;sta povera randa. La costa si fa sempre più grande, il capitano fa<br>issare la bandiera Corsa a Vince e i cracker sono sempre di meno. Più ci si avvicina alla costa e più i 4<br>montarinai si svegliano. Ormai sono le 12:00. Sono passate 15 ore da quando sono salpati. I montarinai che<br>funzionano a crackers ormai scorgono le prime rocce. Iniziano ad andare in visibilio. Il porto è nel mirino<br>ormai, e un altro piatto di pasta è pronto. Siamo vicini alla costa, tutti stanno bene e si aprono le prime<br>birrette. Hurra!<br>Il capitano attracca la barca, dopo 16 ore abbondanti di navigazione. Per farlo lancia cime, utilizza mezzi<br>marinai. &#8220;Mezzo marinaio a chi!?&#8221;, si risente Vince. Fà delle gasse con gli amanti e parla con delle cime…???<br>Ma soprattutto sapete come si chiamano quei cosi gommosi che parano i bordi delle barche? Si chiamano<br>&#8220;para bordi&#8221;!!! Pazzesco. Un barlume di razionalità per quelle persone che si spostano sull&#8217;acqua.<br>Come sapete il capitano Guido è creativo, come la sua Solaris. Per questo fa un attracco che ci vuole un<br>fosbury per scendere dalla barca sul molo. E la cosa pazzesca è che i salti del nostro capitano sono<br>millimetrici, con metà piede sulla banchina e metà sospeso! Gente strana questa qui.<br><br>Finalmente ci siamo. Terra! La terra non dondola, pazzesco. Bici a noleggio (non lo diciamo a nessuno che<br>sono a pedalata assistita, rende più figo il racconto) zaino da arrampicata, corda in spalla e via in falesia. Si<br>pedala per un’oretta. Certo ci sarebbe voluto di meno ma dobbiamo pur sempre aspettare Claudio che<br>armeggia nel suo zaino da spedizione per sguinzagliare il drone. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="771" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed-1024x771.jpeg" alt="" class="wp-image-4641" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed-1024x771.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed-300x226.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed-768x578.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed-1536x1157.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260405_090720373.TS-000.jpg_compressed.jpeg 1700w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Calcare arancione, vista sul mare. Giusto il<br>tempo di fare tre tiri e dobbiamo pensare alla cena. Anche il capitan Guido scala. Qui non c&#8217;è niente da<br>cazzare, ma un sacco di cose da tirare, come i rinvii ad esempio!<br>Giù veloci con le bici per questi 300m di dislivello, guadagnati con la durissima salita di prima, un pò di<br>spesa, baguette sotto l’ascella (lascia quel gusto ricercato per la cena) e si lasciano gli ormeggi.<br>Ci spostiamo di pochi minuti con la barca per stare all&#8217;ancora in una bella rada, da soli! Il cuoco Vince ci<br>sfoggia un super frittatone (omelette!!!), mentre il capitano pensa all&#8217;aperitivo e al gin tonic! Alle 10 di notte<br>tutti sotto coperta a recuperare le ore di sonno lasciate in mezzo al mare. Qualcuno dorme in prua,<br>qualcuno in poppa, sotto il pozzetto e vicino al giardinetto (ma che caz…), insomma su di un comodo materasso della Solaris. Il mare è piatto, super nottata! Fare colazione in rada regala la stessa emozione di<br>una colazione in tenda in un bel posto sperduto di alta montagna. Bellissimo, ma ora torniamo sulla terra<br>ferma! Stesso porto, stesso attracco e solito fosbury millimetrico per scendere dalla barca. Stesse bici di<br>ieri, ma questa volta abbiamo tutta la giornata davanti. Ci attendono 900 m di dislivello per raggiungere la<br>falesia scelta. Si pedala, si fa volare un drone e si scatta qualche foto. Sul display della bici c&#8217;è sempre la<br>scritta &#8220;turbo&#8221;. Poco importa cosa voglia dire, noi stiamo comunque pedalando con le nostre gambe!! Solo<br>la Michi pare non capire bene come si gestisca il movimento delle gambe in bicicletta. In montagna sfido<br>chiunque a starle dietro, passo spedito e costante indipendentemente da quante decine di chili pesa il suo<br>zainone, ma in biciletta diciamo che preferisce godersi il paesaggio! A proposito di zaino. Se conoscete<br>Claudio potete immaginare cosa si stia portando dietro in questo momento in bici. Avrà uno zaino da 80<br>litri. Dentro ha i droni, ciabatte, piumini. Peserà 30 Kg. Credo sia un pò masochista.<br>Da buoni montanari non ci facciamo intimorire dalle montagnette Corse. Pedaliamo e andiamo dritti. Si,<br>dritti nel posto sbagliato! &#8220;Di qui!&#8221;. &#8220;No pirla di là!&#8221;. &#8220;Più indietro!&#8221;. Ottimo, i nostri alpinisti riescono a perdersi<br>anche sull&#8217;avvicinamento di una falesia con 5 minuti di avvicinamento. Complimenti! La falesia ripaga gli<br>sforzi dei nostri alpinisti. Un bel calcare grigio compatto, lavorato dal sale del mare e pieno di grossi<br>“buconi” nella roccia, detti &#8220;tafoni&#8221;. Scegliamo i tiri più belli ed estetici. Dietro c&#8217;è il mare, si vede anche il<br>porto e laggiù da qualche parte c&#8217;è anche la Solaris! Scaliamo, facciamo foto e Claudio fa partire anche il<br>drone che inaspettatamente non si schianta sulla roccia come tutti pensavano! Anche Guido ci dà dentro,<br>dovevate vedere come si destreggiava dentro i tafoni! Mentre i 4 montarinai cambiano falesia il capitano<br>preferisce raggiungere la sua Solaris per controllare che sia tutto ok. Così per lo meno ci dice. Secondo noi<br>sarà andato a giocare e a mettere a segno qualche altro fosbury, così per diletto. Noi altri cambiamo falesia,<br>qualche tiro ancora e poi via in discesa verso il porto.<br><br>Lasciamo le bici, su qualcuna c&#8217;è scritto 0% chissà a cosa si riferisce, noi abbiamo pedalato! Spesa, solita baguette col sapore aggiuntivo, un altro fosbury ben assestato e si torna in rada. Anzi no, cambiamo andiamo in quella rada di là. Sembra esserci un&#8217;altra barca all&#8217;ancora. Ci avviciniamo e capiamo che è una barca abbandonata. Ok, non disturbiamo nessuno. Prossimo gettare l&#8217;ancora li vicino. Ci avviciniamo lentamente, il fondale si abbassa. Guido tiene d&#8217;occhio lo scandaglio per monitorare quanto è basso il fondale. TOC! Le barche non dovrebbero fare &#8220;toc&#8221; penso. Guido inizia ad imprecare. Ci siamo incagliati! Chissà come, chissà perchè ma si scopre che la Solaris<br>segnava la profondità del fondale in piedi e non in metri! &#8220;La prossima volta settala in nodi va là!!!&#8221;. Fatto<br>sta che la barca è incagliata. Ferma. Non si muove. Il capitano sgasa e dà ordini. &#8220;Appendetevi allo strallo!&#8221;<br>(Vorrà dire di attaccarsi al caz..?!?). &#8220;Usate le sartie!&#8221; (E ora cosa dobbiamo cucire?!). Qualcuno dalla<br>spiaggia ci indica e bisbiglia qualcosa. Sicuramente avranno esclamato &#8220;Pùtèn!&#8221; accompagnato da una<br>pernacchia. Dopo mezz&#8217;ora di sgasamento dondolio e sartie strallate col paterazzo a dondolo il capitano ci<br>disincaglia e il buon Claudio setta la profondità in metri; &#8220;Sante unità di misura SI&#8221;.<br>È decisamente giunto il momento di lavarsi! Sapone a secco, un tuffo veloce nel mare freddo e una<br>sciacquata nel giardinetto della barca (io non ho visto un filo d&#8217;erba, ma non lo dico a Guido).<br>Finalmente è giunto il momento degli spritz, gin tonic, prosecchi e birrette. Intanto il buon cuoco Vince è<br>giù che spadella. Risotto ai porri e di secondo petto d&#8217;anatra. Pazzesco! Intanto coi piumini addosso<br>ammiriamo le stelle sopra le nostre teste. Non ci sono i soliti alberi e pareti di roccia a cui siamo abituati.<br>Solo sartie, stralli, crocette, bomi e si, effettivamente c&#8217;è anche un albero! Buonanotte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed-1024x577.jpeg" alt="" class="wp-image-4642" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed-1024x577.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed-300x169.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed-768x432.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed-1536x865.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/Immagine-2026-04-22-210918.jpg_compressed.jpeg 1895w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Dopo una buona colazione decidiamo di salpare. È lunedì mattina, domani si lavora e ci attende la<br>traversata per tornare indietro. Questa volta c&#8217;è vento. Il capitano issa le vele. NO! Qualcosa non va. La<br>randa non sale (Sarà cazzata nera e non vuole salire?). Tale barca tale padrone dicevamo? Esatto. Tempo<br>due minuti Guido indossa il bansigo (imbrago!!!) e parte sulla cima dell&#8217;albero, noi lo aiutiamo strozzando le<br>scotte nel winch (povere scotte. Già soffrono il caldo e le dobbiamo anche strozzare?). Un po&#8217; di mastice &#8220;et<br>voilà&#8221; come si dice da queste parti!<br>Finalmente vento in poppa, vele issate e via direzione Fezzano, gradi bussola 012°N. Al capitano non sfugge<br>niente! Due virate e… 4 delfini che nuotano e saltellano sotto la prua della barca! Nuotano e saltano,<br>sembrano divertirsi. Uno spettacolo per noi gente che viene dalla montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A motore spento è tutta un&#8217;altra storia. Ci muoviamo con la spinta del vento. Impatto 0. Silenzio, rumore<br>delle onde e… &#8220;Vince mi passi un cracker?&#8221; &#8220;Anche a me! Anche a me!&#8221; Il numero di crackers che consumiamo<br>è direttamente proporzionale alla distanza dalla costa. Più siamo lontani, più ci sfondiamo di cracker. Che<br>invenzione pazzesca! Per fortuna abbiamo fatto scorta in porto. Ci godiamo anche il tramonto, schiviamo<br>una GNV e una Costa Crociere, saranno state a ben X piedi da noi, per fortuna loro andavano a TOT nodi in<br>più di noi! Giù il sole, su piumino e sotto pantaloni. Stessi vestiti che utilizziamo per fare cascate di ghiaccio<br>a -10°C.<br>Sono le 1:00am e iniziamo a vedere la costa, Fezzano. I dodici quintali di crackers hanno fatto effetto. Ora<br>che siamo vicini alla costa possiamo anche permetterci un piatto di pasta! Attracchiamo alle 2:30am è<br>martedì. Lasciamo Fezzano alle 3:30. E a Pisa ore 5:50am. Coda! fermi, motore spento in autostrada,<br>incidente! Neanche il rientro è intelligente!<br>Alla fine sarò a casa alle 7:30. Doccia e alle 8:30 sono a lavoro.<br>Abbiamo percorso circa 200miglia nautiche (che non sono miglia e non sono km&#8230;!!!) tante ore di<br>navigazione poche ore di sono e poche ore di arrampicata.<br>Grazie capitano per esserti fatto carico di questi 4 mezzi marinai (quindi due? Forse!).<br>Speriamo che ti sia rimasto un bel ricordo tra tafoni, baguette e i 4 montarinai.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="4658" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-4658" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed-1024x768.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed-300x225.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed-768x576.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2026/05/PXL_20260406_174255933.TS-000.jpg_compressed.jpeg 1707w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Marièt Marièt, fai una corsett!!!</title>
		<link>https://www.falc.net/news/mariet-mariet-fai-una-corsett/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Zagolin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 20:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi non lo conoscesse Marietto è uno di quesi personaggi che non ti scordi.Di quelli che vedi poco, ma appena lo incontri inizi a ridere.Una persona così semplice, così inaspettata.Ha fatto ogni tipo ti corso in Falc. Arrampicata, alpinismo, scialpinsmo e ad altri corsi non è stato selezionato!Sull&#8217;arrampicata, così così.In alpinismo, così così.Però devo&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/news/mariet-mariet-fai-una-corsett/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Marièt Marièt, fai una corsett!!!</span></a></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi non lo conoscesse Marietto è uno di quesi personaggi che non ti scordi.<br>Di quelli che vedi poco, ma appena lo incontri inizi a ridere.<br>Una persona così semplice, così inaspettata.<br>Ha fatto ogni tipo ti corso in Falc. Arrampicata, alpinismo, scialpinsmo e ad altri corsi non è stato selezionato!<br>Sull&#8217;arrampicata, così così.<br>In alpinismo, così così.<br>Però devo dire che sui nodi e gestione della corda… così così.<br>Sullo sci alpinismo, sale leggero e sulla neve sale alla stessa velocità con cui scende la polvere.<br>La rilavazione arriva con la corsa. Quando un giorno lo incontro, tra una risata e l&#8217;altra mi dice: &#8220;ma si dai, alla fine mi sono iscritto al TOR&#8221;<br>Io all&#8217;inizio penso sia un animale. Poi in relatà mi spiega (un pò allo stesso modo di come io spiego a lui qualche manovra di arrampicata) che si tratta di una corsa in montagna.<br>330 km di sviluppo orizzontale, 24.000 m di dislivello verticale con 35 colli al sopra dei 2.000 m. Tempo massimo per finire la corsa e non essere squalificati: 150 ore<br>io penso: &#8220;$$!&amp;%$! !!<br>Ma cosa. Quanti. Boh. Faccio finta di comprendere (un pò come lo fa lui quando gli spiego il paranco col mezzo poldo)<br>Insomma.<br>Tutto questo per dire:<br>FORZA MARIO!<br>stasera è partito per il riscaldamento:<br>LAKE COMO ENDURANCE TRAIL<br>251km &#8211; 12.280 md+<br>Potete seguirlo in diretta da qui:<br><a href="https://www.utlactrail.com/utlac-250/#">https://www.utlactrail.com/utlac-250/#</a><br>ogni click è un tifo!</p>
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		<title>Panorama su (S)Forzo</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/panorama-su-sforzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sportelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 14:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so se il picco di folklore della giornata l&#8217;abbiamo raggiunto la mattina appena arrivati sotto la parete, quando siamo saliti l&#8217;uno sulle spalle dell&#8217;altro per cacciare dentro il primo spit all&#8217;attacco (della serie Comici spostati proprio) o se invece l&#8217;avevamo già raggiunto il giorno prima quando Marghe &#8211; madrelingua scialpinista &#8211; mi scrive che&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/panorama-su-sforzo/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Panorama su (S)Forzo</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non so se il <strong>picco di folklore</strong> della giornata l&#8217;abbiamo raggiunto la mattina appena arrivati sotto la parete, quando siamo saliti l&#8217;uno sulle spalle dell&#8217;altro per cacciare dentro il primo spit all&#8217;attacco (della serie Comici spostati proprio) o se invece l&#8217;avevamo già raggiunto il giorno prima quando Marghe &#8211; madrelingua scialpinista &#8211; mi scrive che per il ritrovo pensava di fare alle 5.30.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="394" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-20-at-12.44.38-1024x394.png" alt="" class="wp-image-4375" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-20-at-12.44.38-1024x394.png 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-20-at-12.44.38-300x115.png 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-20-at-12.44.38-768x296.png 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/Screenshot-2025-11-20-at-12.44.38.png 1330w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Che poi io sul Civetta non ci sono manco stato ancora, però me l&#8217;immagino bello alto, con avvicinamenti lunghi e sveglie in orari in cui sto bevendo il terzo gin-tonic della serata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio cancellato è quello in cui scrivevo <em><strong>&#8220;5.30? Ma seria? A quell&#8217;ora le montagne hanno ancora la saracinesca giù&#8221;. </strong></em>Poi ci ripenso, dopo averlo mandato, e dico che no, effettivamente ci vuole un po&#8217; di tempo, dai Franco &#8211; mi dico &#8211; non fare sempre quello che si mette di traverso. Si, e 5.30 sia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E invece a sto giro avevo ragione. Perchè quando arriviamo sotto la parete <strong>eccola lì la saracinesca</strong>: è una saracinesca alta 300 metri, mezza strapiombante che si chiama Ancesieu. E forse i vecchietti avevano ragione, non ci metteremo poco. I vecchietti sono gli amici della Marghe. Li chiamiamo affettuosamente vecchietti solo perchè hanno una decina d&#8217;anni più di noi, ma si tengono come noi dieci anni fa&#8217;. E ci hanno consigliato una bella via su sto paretone. Talmente bella che ho dovuto tirare fuori friend e nut dalla cantina: è passato talmente tanto tempo dall&#8217;ultima volta che li ho usati che alcuni hanno già superato la data di scadenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;La via più facile della parete</strong>&#8221; c&#8217;è scritto qua e là nelle relazioni che mi sono premurato di leggere nei giorni precedenti. Non così facile, almeno per lo stato in cui ci arrivo. E per rendere il tutto un po&#8217; più difficile in cima al secondo tiro mi stacco lo zaino per attaccarlo alla sosta e sento qualcosa che vola giù per decine di metri. Non lo zaino per fortuna, ma il sacchetto della magnesite, che vedo cadere proprio alla base della via. Ma non ci vorrà mica la magnesite per fare &#8220;LaViaPiùFacileDellaParete&#8221;, no?</p>



<p class="wp-block-paragraph">E invece non ho ragione per nulla. Ce ne vuole, e anche una buona dose di tenenza e mente salda che devo aver lasciato nel cofano della macchina stamattina, sicuro. La via è bellissima, il granito piace, Marghe in ottima forma, Franco un po&#8217; meno, ma saliamo senza troppi indugi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cavalcata fra diedri yosemitici, fessure da urlo, svariati blocca e voletti, friend che fanno din din e scivolano giù non appena sei salito un metro sopra, ci porta ben prima delle 7 ore preventivate dai vecchietti fin sotto l&#8217;ultimo tiro, un dietro fessurato offwidth, mezzo bagnato, mezzo strapiombante.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.52-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-4539" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.52-768x1024.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.52-225x300.jpeg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.52-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.52.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Beh allora, mettiamola così: fra le scuse migliori che si possono addurre prima di calarsi senza aver finito la via, una delle migliori resta il meteo incerto. <strong>Eccoli li: grossi e provvidenziali nuvoloni si addensano sopra l&#8217;abitato di Forzo</strong>, di quelli che ti fanno dimenticare che in realtà sei un po&#8217; scarso o un po&#8217; pavido per provare ad avventurarti su quel fessurone dove ci vorrebbe un 6 BD che ovviamente non ci siamo portati dietro, perchè <em>&#8220;Ma che davero? un friend così grosso, solo per fare l&#8217;ultimo tiro in cima alla via, ma si sticazzi.&#8221;</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Ci fermiamo un po&#8217; a discutere fra noi, se proseguire o meno. Non è una vera discussione, o meglio, col senno di poi sembra più una storia già scritta. Si finge di essere dispiaciuti di non poter proseguire &#8211; d&#8217;altronde quei nuvoloni portano pioggia sicuro, non vedi? &#8211; e che certo sarebbe figo arrivare in cima, e dentro di te intanto pensi a quando tornato a casa ti chiederanno <em>&#8220;Com&#8217;era la via domenica?&#8221;</em> e mestamente dovrai anche infilarci dentro un &#8220;<em>Eh purtroppo non l&#8217;abbiamo finita&#8221;</em> perchè l&#8217;orgoglio dello scalatore può essere più grosso di molte montagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mangiamo, facciamo <strong>la foto non di vetta</strong>, poi ci caliamo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-4538" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-1024x576.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-300x169.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-768x432.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-1536x864.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-18.43.40-2048x1152.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Fra le varie calate incontriamo un&#8217;altra cordata, che deve aver attaccato ore dopo di noi perché non è neanche a metà parete. Arrancano, ma sembrano decisi ad arrivare in cima, mentre noi scivoliamo giù veloci come la pioggia che non arriverà mai quel giorno. <em>&#8220;Vi calate?&#8221; </em>domandano. <em>&#8220;Eh, quei nuvoloni li, portan pioggia SICURO&#8221;</em>. E un altro pezzettino di orgoglio scalatorio intanto cresce silenziosamente dentro di te.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I vecchietti sono arrivati in cima e noi no. Ma per fortuna, per noi che non siamo vecchietti, l&#8217;unica montagna da scalare è quella dentro di noi. Beh, questa si che è una buona scusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie Marghe. Ci vediamo la prossima estate sul Civetta.</p>
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		<item>
		<title>La solitudine delle vie lunghe</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/la-solitudine-delle-vie-lunghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Casu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 12:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono uno degli iscritti al corso di AL2 della FALC e, come tanti di noi, non avevo mai fatto una via lunga prima di questo corso, soltanto arrampicato in falesia.In queste parole non voglio raccontare di quanto sia bello il gruppo FALC a livello personale e del divertimento conviviale che abbiamo avuto, per quello ci&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/la-solitudine-delle-vie-lunghe/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La solitudine delle vie lunghe</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono uno degli iscritti al corso di AL2 della FALC e, come tanti di noi, non avevo mai fatto una via lunga prima di questo corso, soltanto arrampicato in falesia.<br>In queste parole non voglio raccontare di quanto sia bello il gruppo FALC a livello personale e del divertimento conviviale che abbiamo avuto, per quello ci sono già un sacco di foto a testimonianza; in questo racconto vorrei trasmettere le emozioni che ho provato arrampicando, forse perchè mi piace fare un po&#8217; il romantico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di partecipare avevo delle aspettative che si basavano su ciò che avevo vissuto nelle mie esperienze precedenti: credevo che fare una via lunga sarebbe stato un po&#8217; come l&#8217;unione tra il fare una via ferrata e scalare in falesia. Certo, in parte queste aspettative si sono realizzate: come in una ferrata ho ritrovato le stesse viste ed emozioni date dall&#8217;esposizione, dall&#8217;altezza, dai panorami estesi fino all&#8217;orizzonte che spesso anche qualche bella falesia sa regalare.<br>C&#8217;è però tutta una parte sociale e personale di questa esperienza che non avevo mai considerato prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scali in falesia ti aspetti un certo livello di socialità, in base al gruppo con cui sei andato: interazioni abbastanza costanti e comunque evidentemente presenti durante la giornata. Non è raro trovarsi a chiacchierare, specie nei luoghi più famosi e facili da raggiungere, con altri gruppi di arrampicatori, o svariati accompagnatori che non scalano oppure addirittura con persone che passano di lì per fare la loro escursione più o meno impegnativa, lasciando soltanto qualche commento del tipo: &#8220;sta&#8217; atent neh!&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando attacchi una via ferrata, che nelle mie personali esperienze ho fatto sempre in 2-3 persone, il livello sociale aspettato è molto più basso, ma sempre comunque costante. A meno di qualche passaggio particolarmente poco protetto in cui ci si lascia una decina di metri di spazio, si sta sempre a portata di chiacchiera, parlando di quanto è bello o brutto quel determinato punto, com&#8217;è andata la serata prima, &#8220;non vedo l&#8217;ora di magnarmi il mio bel panino&#8221; e così via.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_2-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-4362" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_2-768x1024.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_2-225x300.jpeg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_2-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_2.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partenza della Via del Vecchio, Finale Ligure</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una via lunga, invece, non è comparabile a niente di tutto ciò.<br>Un po&#8217; di chiacchiere all&#8217;attacco, ovviamente; poi il primo fa il rituale di controllo per essere sicuro di avere tutta l&#8217;attrezzatura per allestire la sosta, controllo dei nodi, dell&#8217;assicuratore e una rilettura della relazione del tiro, infine un bel &#8220;Ci vediamo sù!&#8221; e via. Qualche metro a portata della vista dell&#8217;assicuratore e dell&#8217;eventuale altro secondo di cordata, poi la via continua dietro a un bombamento e da lì, sei solo.<br>I compagni ci sono ancora, ma le parole diminuiscono, poi spariscono del tutto, fino al momento in cui arriva un lontano &#8220;molla tutto!&#8221; che a volte non è nemmeno verbale ma è solo un segnale, silenzioso.<br>Tutto quello che succede tra la partenza dalla sosta sottostante all&#8217;arrivo alla sosta successiva è un altro mondo. Quella situazione nel mezzo è stata diversa da ogni altro confronto che ho avuto con la montagna, forse più puro, un po&#8217; più autentico, sicuramente più personale. In quel momento non pensavo; come ci ha detto Francesco Sportelli nella lezione sull&#8217;allenamento, in quel frangente mi sono sentito &#8220;nel flow&#8221;. Una situazione di pace interiore e solitudine che in falesia non mi era mai capitato di raggiungere, forse perchè prima d&#8217;ora non mi era mai capitato di scalare senza che l&#8217;assicuratore non mi potesse vedere; nelle vie lunghe che ho percorso durante AL2, invece, è successo sovente. Nessun compagno a gridarti la beta da sotto, a consigliare dove mettere quel piede e quella mano; nessuno a spiegarti come affrontare un passo quando, per ragionare, ti sei fermato un attimo (e magari pure in falesia vorresti farlo da solo; ma è un altro discorso). Scalare &#8220;teleguidati&#8221; sicuramente è didattico, ma affrontare il tiro in completa autonomia, senza poter chiedere consigli a chi sta sotto, nemmeno volendo, credo che sia stato istruttivo sotto un altro punto di vista: quello mentale.<br>Facilmente capita che i tiri dei multipitch siano spittati più lunghi rispetto alle falesie, e la cosa, oltre ad essere un fattore psicologico per la questione “Dove finisco se cado qui?&#8221;, contribuisce anche a rendere una via lunga un po&#8217; meno leggibile di un monotiro: in quel frangente di solitudine, può essere stato un altro punto che ha contribuito a quello stato mentale di focus: la prossima sosta, prima di raggiungerla, devi trovarla (o inventarla, n.d.r.), ed è una tua responsabilità da primo di cordata.<br>Anche il rapporto che si crea con i compagni è differente: se c&#8217;è un problema, è un problema di tutti. Io non voglio e non credo neanche che sia giusto ignorare il rapporto personale che, durante una via, inevitabilmente si stringe. Quando sei di fianco ai tuoi compagni su una cengia, pronto a ripartire, non sei legato a loro solo con la corda: se uno è felice, contagia gli altri. Lo stare bene si condivide, anche involontariamente. Se uno è stanco o affaticato lo si nota, e ci si aiuta. Si inizia e si finisce legati, forse un po&#8217; si resta legati anche dopo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-4361" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_1-768x1024.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_1-225x300.jpeg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_1-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_1.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Via del Vecchio, Finale Ligure, sosta condivisa con una ragazza di Torino</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, ci sono state anche le situazioni in cui tutto il corso AL2 FALC era sulla stessa parete di Rocca Sbarua, un momento di socialità al pari di una mattinata in falesia.<br>La mia esperienza si limita a quello che abbiamo fatto all&#8217;interno del corso, quindi non so quale delle due situazioni sia la più frequente quando si va ad affrontare una via lunga: è capitata la giornata dove ho interagito soltanto con i miei compagni, ma mi è anche capitato di condividere la sosta con membri di altri corsi o scalatori che erano lì autonomamente, oppure che sulla via di fianco ci fosse un&#8217;altra cordata; nonostante questo, c&#8217;è sempre stata la possibilità di ritrovare quel flow di solitudine che si è radicato nella mente e che ho apprezzato in modo particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partecipare a questo corso e scoprire le vie lunghe mi ha trasmesso qualcosa di più di fare un tiro in falesia: una via lunga è un viaggio, stai andando da qualche parte, salendo non solo per il gusto sportivo di salire ma anche per raggiungere un obiettivo un po&#8217; più sù, più libero, forse anche un po&#8217; più lontano dalla società.<br>Nel mio piccolo, da ignorante di questa realtà, ho scoperto questo nuovo modo di vivere la montagna. Forse qualcuno che ha scritto delle proprie storie montanare ha già espresso tutto ciò con parole migliori delle mie; questo breve racconto voleva essere più simile a una pagina di diario o ad una lettera ad un amico scalatore per suggerirgli di intraprendere la stessa bella avventura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-4360" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3-1024x768.jpeg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3-300x225.jpeg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3-768x576.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/11/solitudine_vie_lunghe_3.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Albard, vetta della Via Table de Roc, con Ivan e Guia</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente questo corso è stato soltanto l’inizio: credo che come per me lo sia stato anche per altri, e dobbiamo un po’ tutti ringraziare lo spirito della FALC in tutto questo: Ferant Alpes Laetitiam Cordibus!<br>E per il resto: “Ci vediamo sù!”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.falc.net/racconti/la-solitudine-delle-vie-lunghe/">La solitudine delle vie lunghe</a> proviene da <a href="https://www.falc.net">FALC</a>.</p>
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		<title>UNA VIA, UN VIAGGIO</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/una-via-un-viaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 21:19:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dolomiti, Pale di San Lucano, Spiz di Lagunaz, diedro Casarotto-Radin ripetizione del 9-10-11 Giugno 2025Luigi Berio e Luca Bozzi “Non sono gli uomini a fare i viaggi ma i viaggi a fare gli uomini” Ore 15,30 mercoledì 11 giugno 2025, ponte su un torrente 1150 s.l.m. Mancano 350 m in discesa per Col di Prà,&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/una-via-un-viaggio/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">UNA VIA, UN VIAGGIO</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dolomiti, Pale di San Lucano, Spiz di Lagunaz, diedro Casarotto-Radin ripetizione del 9-10-11 Giugno 2025<br>Luigi Berio e Luca Bozzi</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“Non sono gli uomini a fare i viaggi ma i viaggi a fare gli uomini”</p></blockquote></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 15,30 mercoledì 11 giugno 2025, ponte su un torrente 1150 s.l.m.</strong> Mancano 350 m in discesa per Col di Prà, il punto di arrivo, l’auto, la fine, la salvezza!<br><strong>Situazione del Bozzi, nato il 19-2-64 (vecchio alpinista con discreta esperienza):</strong> mal di gambe e spalle, mani gonfie, ginocchio sinistro (quello senza menisco e senza legamento crociato) leggermente dolorante, anca destra affetta da artrosi decisamente arrabbiata, piede gonfio causa incontro violento con sasso “cecchino”, almeno 8 zecche che gli fanno compagnia, graffi multipli e “orticate” ovunque, imbrago ancora vestito con cose varie ciondolanti, zaino e corda in spalla.<br><strong>Situazione Luigi Berio, il compagno di cordata, di una trentina d’anni più giovane del “rottame” sopra descritto:</strong> un leggero fastidio alle punte dei piedi causa scarpe troppo precise, per il resto nulla a parte un poco di stanchezza e una discreta voglia di arrivare a valle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due incontrano un ragazzo che corre in salita, bello, alto, con il codino e il fisico da atleta.<br>Uno sguardo, “da dove venite?” domanda il bel ragazzo.<br>“Diedro Casarotto” risponde il rottame.<br>Silenzio.<br>“Di&#8230; Bono” (tipica espressione veneta un po’ blasfema ma efficace) “in giornata?”<br>“no, ce la siamo presa comoda..”<br><strong>Bravi ragazzi!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vecchio ragazzo è gasato, distrutto ma felice, ha capito di aver fatto una cosa decisamente fuori dal comune, è vero ci son voluti 3 giorni ma è quasi alla fine della gita e&#8230; respira ancora.<br>La via-viaggio in questione era nell’elenco delle mie vie da fare e che Luigi ha battezzato “le desiderata” ma era stata cancellata anni fa con l’avvicinarsi di un’età molto matura e una capacità fisica ridotta inevitabile.<br>Ma se la proposta arriva dal giovane&#8230; beh, si parte senza discussione! Gioco il jolly!<br>E poi il jolly non è uno qualunque ma è un arrampicatore di gran classe, quando lo vidi per la prima volta in azione mi ritornarono alla mente le parole con le quali Severino Casara definì le abilità arrampicatorie di Emilio Comici, asso dell’arrampicata degli anni ’30 del secolo scorso: “arrampicava come avesse le ali di un angelo”. E ho detto tutto!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luigi, oltre ad essere arrampicatore di classe superiore, geologo e aspirante Guida Alpina, incarna il mio modo di andare per montagne da 50 anni: passione, amore per le linee belle e alpinistiche, voglia di avventura e quel pizzico di follia che anima noi arrampicatori.<br>La nostra via ha un centinaio di ripetizioni in 50 anni. Fantastico, che avventura. Ma perché così poche cordate? Lo capirò alla fine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4056" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Preparazione meticolosa e lunga (leggi settimane)</strong> dove vengono elencate su foglietti volanti le cose da portare, pesati sulla bilancia della cucina moschettoni, pile, sacco a pelo, scarpette e calzini, scamorze e speck, martelli e chiodi, nut, mandorle, friends e barrette, moschettoni a ghiera solo 2 a testa, le ghiere pesano, ecc. ecc. ma la cosa più pesante è sempre una sola: l’acqua 1l = 1kg e noi ne portiamo 8 l per 2 o 3 giorni. E abbiamo visto giusto.<br>Mia figlia Silvia sollecita di lavare il piatto della bilancia visto cosa ha ospitato.<br>Non ti dico preparare le relazioni della salita e della discesa, lo studio delle guide, dei libri e delle foto che dura da settimane, anche perché l’orografia del posto è veramente complicata, fotocopie (due copie) di almeno tre relazioni dove lo stesso tiro passa dal 2° al 6° – una confusione totale – e poi la discesa, che non è una vera discesa ma una gita vera e propria con doppie, una vietta di 200 m di 3° e 4°, ancora doppie, una camminata in salita, poi ancora doppie e lunghissima discesa di 1300 m di dislivello su sentieri poco battuti ma ricchi di ortiche e tracce di camosci ricche di zecche. E poi ci vogliono tre giorni di bel tempo preceduti da poche piogge, insomma una cosa che fai una volta nella vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ore 5 di lunedì 9.</strong> Si parte, pila frontale e peso sulle spalle che dà già fastidio dopo 5 minuti, bosco senza sentiero ma con ometti messi durante un’ispezione del pomeriggio precedente (circa 250 m di dislivello), zoccolo di 600 m di dislivello (in parte si cammina, in parte ci si attacca ai mughi e in parte si arrampica sul 3°/4°, se non sbagli 5°+ se sbagli&#8230; e noi sbagliamo).<br>Meno male che compaiono delle corde fisse più che altro utili ad indicare il percorso veramente incasinato.<br>Le foreste del Virunga in Congo sono meno complicate.<br>Dopo più di 4h l’attacco. Ma siamo veramente fuori dal mondo e l’idea di ritornare su quello zoccolo mi fa star male quindi: “indietro non si torna”.<br>Sopra 800 m di parete&#8230; e che parete!<br>Istituiamo lo zaino del primo, fastidioso, forse 5 kg ma accettabile, e lo zaino del secondo dal peso per me mostruoso, una specie di zavorra che ti rovescia all’indietro anche se sei su una placca appoggiata. Una vera prova di forza.<br>I primi tiri che dovevano essere facili, forse lo sono ma sono comunque un casino, si capisce poco dalle relazioni, alla fine il mio vecchio naso alpinistico trova il giusto passaggio ma è Luigi a risolvere il tiro di quarto grado in odore di 6°- dove addirittura pianta un chiodo di protezione, roba d’altri tempi!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al sesto tiro conduco io: “4°+ su buone prese” dice la relazione. Sarà lo zaino, sarà l’età, sarà l’emozione, sarà che non è evidente la linea da seguire, ma questo 4°+ mi impegna tantissimo e mi rendo conto che qui non si scherza.<br>“Luigi va avanti tu che poi mi riprendo”&#8230; il prossimo è 5°+ e poi 3 tiri 6°+ A1 e poi&#8230; e poi&#8230;<br>Non perdo la fiducia nella buona riuscita dell’impresa ma sicuramente perdo la stima nelle mie capacità, eppure due settimane fa 500 m di parete, 15 tiri di cui 4 di 5°+, 6° e forse 6°+ risolti da primo e direi elegantemente.<br>Ma qui è tutto diverso, sembra di ritornare a scuola di arrampicata.<br>Maledetto chi ha inventato i gradi! Sono 50 anni che ci capisco poco sulle gradazioni delle vie, ma oggi abbiamo raggiunto il top.<br>Da qui in poi sarà Luigi a condurre la cordata a parte un paio di tiri di quarto grado che farò io.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho passato la mia vita alpinistica ad andare da primo o a volte in alternata. Ora mi godo la pensione del secondo&#8230; e me la godo. E forse a 61 anni me la merito.<br>La salita continua, passaggi belli si alternano a momenti molto impegnativi e faticosi, “duri e fisici” come diciamo noi in gergo, il bello dell’arrampicata viene un po’ meno, gioca più la sopravvivenza e il guadagnare metri e metri verso la cima, vuoto assoluto, solitudine assoluta, consiglio Luigi di andar via leggero a salire senza zaino i tiri più duri (e pensare che volevo andare alternato!), lo recupereremo in due, il mini saccone, che viene inserito per proteggerlo in un bel sacco giallo della spesa con una lettera&#8230; lunga che tutti conosciamo, nel vuoto descrive pendoli un po’ inquietanti.<br>In sosta, appeso come un salame, mi faccio delle domande. Sono 50 anni che vivo il mio tempo libero spesso stando in sosta, tra un tiro e l’altro, appeso, imbrago che taglia i fianchi, scarpette che fanno male, ecc. ecc.<br>Non è un bel posto ma forse è molto meglio di quello che hai alle spalle e di quello che hai davanti. Non ho ancora imparato la lezione?<br>No. Perché la sosta per me è una parte importante della via, forse la più importante. La salvezza temporanea quando la raggiungi, l’incontro con il tuo compagno, lo scambio di impressioni, il momento di incoraggiamento reciproco. La sosta è il carburante per proseguire, in sosta si pensa e si programma il futuro della via, in sosta si fa tesoro dei tiri precedenti.<br>In sosta hai a volte paura, in sosta sei felice perché sei lì e basta, in sosta vivi l’avventura della parete, in sosta pensi, in sosta spesso mi addormento ma il compagno non lo sa. Fa parte dell’avventura.<br>I monotiri non mi sono mai piaciuti. Mancano le soste, manca la fatica di stare in sosta, manca la cordata, manca il compagno. È un altro sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bella nicchia profonda e confortevole da due posti massimo (stretti), sarà il nostro posto da bivacco, un materassino trovato sul posto e la “carta a bolle” portata saranno il nostro isolamento dal terreno umido, il soffitto gocciola ma non troppo. Applausi alla scamorza, al mini trancio di speck e alla “marmellatina solida”, notte relativamente tranquilla, a 50 cm dalla nostra testa la parete piomba verso la valle con un vuoto inquietante, nebbie umide avvolgono la parete, siamo nel sacco a pelo&#8230; ma legati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo tiro del secondo giorno è già stato salito da Luigi il pomeriggio precedente lasciando una fissa. È il famoso tiro del “chiodone di Casarotto”, una sorta di sacro Graal dell’alpinismo.<br>Ma come ha fatto Casarotto a salire questa via con gli scarponi, solo chiodi come protezione, soste e progressione (no nut, no friend), tutta da primo! 6 giorni tra salita e discesa e tre di maltempo. Un mago, un panzer. Altro che 7b!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo giorno ore 5,30.</strong> Per velocizzare saliamo i primi metri della fissa con i Marchand evitando un tratto duro e marcio.<br>Ma a differenza di Luigi, salito per primo, io devo staccarmi dalla sosta e pendolare 2 o 3 metri nel vuoto verso la valle e poi verso la parete e poi verso la valle&#8230;<br>Una colazione da brivido, mi convinco che è tutto molto bello e fa parte dell’avventura&#8230; ma chiudo gli occhi, mi lancio nel vuoto e spero che tutto tenga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finalmente vediamo il famoso diedro che non si vede da nessun posto tranne che dalla quarta pala di San Lucano.<br>Una vera cattedrale della natura, dritto, perfetto, altissimo, veramente impressionante, vale la pena arrivare qui solo per vederlo.<br>Passato il tratto di parete aperta e strapiombante penso: “finalmente in diedro si arrampicherà più facilmente, 10 tiri ancora, sarà puro divertimento, da mangiare in un boccone”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4057" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è tutto duro, anche stare in sosta.<br>È una lotta continua, tiri molto belli e lunghissimi ma completamente da attrezzare si alternano a tiri sempre da attrezzare ma molto meno belli, su roccia a volte dubbia, un grosso appiglio mi rimane in mano e cade sul mio piede. Aspetterò 5 ore per togliere la scarpetta, terrorizzato da un possibile gonfiore che non mi avrebbe permesso di rimetterla, male cane ma resisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luigi risolve magistralmente e con non poco impegno tutti i tiri, superando tratti bagnati, tratti con erba, e per finire la roccia friabilissima dell’ultimo tiro duro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine arriva la cengia, siamo fuori dalle difficoltà e poi dopo 3 tiri è la volta del tiro numero 24 e la cima, una bella e spaziosa cima. Emozione e soddisfazione grandissima. Posto meraviglioso, tramonto da ricordare e secondo bivacco. Momenti unici.<br>Ci troviamo in un posto meraviglioso, non lontano dalla civiltà ma incredibilmente selvaggio. Raramente ho provato questo curioso distacco dalla civiltà, che vedi in fondo alla valle, ti sembra di toccarla ma sei lontanissimo.<br>Posti severi che ho vissuto, come il pilastro Bonatti al Dru, la cresta delle Jorasses, i pilastri del Brouillard (tutti postacci estremamente selvaggi nel gruppo del Monte Bianco) mi sembrano, confrontati, posti tranquilli dove hai quasi la sicurezza di tornare a casa in qualche ora.<br>Qui no. Tornare a casa vuol dire 1400 metri di corde doppie da attrezzare, nel nulla&#8230; impensabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo una discesa curiosa con: discesa, salita, discesa, salita e discesa infinita ci porteranno a valle dopo circa 10 ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’avventura ha termine, l’emozione è da pianto, mi faccio una foto dopo 3 giorni senza rasoio, nella foto vedo un “vecchio” con la barba bianca che ha fatto una cosa da giovane.<br>Una birra ancora fresca lasciata in auto, una fetta di pane con il pesto avanzato dalla cena di 3 giorni fa sarà la cena prima del rientro a Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Felicità, soddisfazione e stanchezza.</strong><br>La solita storia, la solita vita da arrampicatore.<br>Grazie Luigi, grazie Spiz di Lagunaz, e grazie a Renato Casarotto che nel 1975 aprì le porte al futuro dell’arrampicata moderna.<br>Alla prossima! Magari sempre nella valle di San Lucano&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Luca Bozzi (vecchio alpinista con discreta esperienza)</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="4086" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4086" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-2-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-2-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-2-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/01-preparativi-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Preparativi</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4100" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4100" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/002-a-destra-terza-pala-con-zoccolo-mugoso-a-sinistra-lontano-lo-Spiz-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">A destra la Terza Pala con zoccolo mugoso a sinistra lontano lo Spiz</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4104" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4104" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/02-zoccolo-sulla-Terza-Pala-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Zoccolo sulla Terza Pala</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4105" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4105" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/03-Posto-immenso-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Posto immenso</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4096" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4096" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/004-Le-pareti-incombono-a-destra-lo-Spiz-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le pareti incombono, a destra lo Spiz</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4103" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4103" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/005-primo-tiro-duro-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Primo tiro duro</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4098" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4098" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/05-secondo-tiro-duro.durissimo-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Secondo tiro duro&#8230;durissimo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4102" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4102" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/0005-Una-parete-altissima-e-un-arrampicatore-piccolo-piccolo-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Una parete altissima e un arrampicatore piccolo piccolo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="4106" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4106" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-1536x2048.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/06-in-nicchia-si-studia-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">In nicchia si studia</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="4093" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4093" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-1536x2048.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/006-la-nicchia-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">La nicchia</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="4090" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4090" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-1536x2048.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/09-un-diedro-immenso-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un diedro immenso</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4095" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4095" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/10-diedro-immenso-e-lunghissimo-2-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Diedro immenso e lunghissimo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4097" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4097" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/11-gioia-in-vetta-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gioia in vetta</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="4088" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4088" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1-576x1024.jpg 576w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1-169x300.jpg 169w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1-768x1366.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1-864x1536.jpg 864w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/12-riposino-in-vetta-1.jpg 899w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption class="wp-element-caption">Riposino in vetta</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="4089" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4089" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-768x1024.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-225x300.jpg 225w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-1536x2048.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/13-la-Quarta-Pala-dalla-vetta-dello-Spiz-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Quarta Pala dalla vetta dello Spiz</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4092" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4092" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/14-tramonto-in-vetta-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tramonto in vetta</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4094" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4094" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/015-inizia-linterminabile-discesa-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inizia l&#8217;interminabile discesa</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="4087" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4087" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1-576x1024.jpg 576w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1-169x300.jpg 169w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1-768x1366.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1-864x1536.jpg 864w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/15-si-lascia-traccia-sul-libro-delle-vie-alla-fine-della-discesa-in-doppia-1.jpg 899w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption class="wp-element-caption">Si lascia traccia sul libro delle vie alla fine della discesa in doppia</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4101" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4101" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/16-terza-pala-spiz-e-torre-di-lagunaz-dal-lato-tranquillo-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Terza Pala, Spiz e Torre di Lagunaz dal lato tranquillo</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="4099" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-4099" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-300x200.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-768x512.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-2048x1365.jpg 2048w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/17-stiamo-stati-la-in-cima-1-930x620.jpg 930w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Siamo stati là, in cima</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="733" height="1024" data-id="4091" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-733x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4091" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-733x1024.jpg 733w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-215x300.jpg 215w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-768x1073.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-1100x1536.jpg 1100w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-1466x2048.jpg 1466w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/07/018-Il-diedro-nascosto-1-scaled.jpg 1833w" sizes="(max-width: 733px) 100vw, 733px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il diedro nascosto</figcaption></figure>
</figure>
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		<item>
		<title>Una &#8220;passeggiatina&#8221; per Pasqua</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/una-passeggiatina-per-pasqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Zagolin - Claudio Tesei]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 20:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Organizzazione della gita Roby&#8220;Ciao Claudio, che ne dici di fare il Canalone Coolidge al Monviso per Pasqua?&#8221;Lui mi risponde: &#8220;Figata, mi è già saltato una volta e vorrei riprovare. Temiamo d’occhio il meteo.&#8221; Così è iniziata la non preparazione alla prima corsa lunga in montagna che ho provato. Ovviamente meteo per Pasqua: pessimo su tutto l’arco alpino. Qualcuno&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/una-passeggiatina-per-pasqua/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Una &#8220;passeggiatina&#8221; per Pasqua</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Organizzazione della gita</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roby</strong><br><em>&#8220;Ciao Claudio, che ne dici di fare il Canalone Coolidge al Monviso per Pasqua?&#8221;</em><br>Lui mi risponde: <em>&#8220;Figata, mi è già saltato una volta e vorrei riprovare. Temiamo d’occhio il meteo.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Così è iniziata la non preparazione alla prima corsa lunga in montagna che ho provato. Ovviamente meteo per Pasqua: pessimo su tutto l’arco alpino. Qualcuno va in Sardegna, qualcuno in Puglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Puntuale arriva il messaggio di Claudio: <em>“Allora Robi visto il meteo pessimo ci sei ancora per quella proposta di corsa che mi avevi fatto?”</em><br>Come faccio a farmi sfuggire l’occasione? D&#8217;altronde a est sembra che le previsioni siano un pochino meglio.<br><em>“Ok, Claudio. Ci sono. Allora vediamo di organizzare qualcosa in Dolomiti”.</em> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da arrampicatori l’Est delle Alpi vuol dire dolomiti. Ovviamente troppa neve in giro per fare qualcosa di sensato. C’è però quella&nbsp;montagna li, con un po&#8217; di cime vicine. Il Monte Grappa. Che idea!</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giorni passano, l’organizzazione è ancora ferma a quel messaggio del 15 Aprile da parte di Claudio, quattro giorni prima del ponte di Pasqua: <em>“Se abbandoniamo, io considero l&#8217;idea di andare in Sardegna prima con gli altri”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non ho mai fatto nulla del genere, le uniche camminate che ho fatto sono per raggiungere una vetta oppure l’attacco di una via. Così Claudio mi dà una dritta: <em>“Cercherei un percorso di circa 50km con 6/7000m di dislivello”. </em>OK. Inizio così a mettere dei pallini di passaggio su una di quelle APP che fanno la traccia, Komoot. I chilometri e i metri di dislivello iniziano a salire, anche se vederli li tutti vicini sul display del computer mi sembrano sempre vicini. <em>&#8220;Allora vorrei passare anche da quella vetta, poi già che ci siamo facciamo anche l’altra li vicino e perché no cambiamo anche valle&#8221;.</em> I pallini si aggiungono e così l’app mi dice: “ 105Km, 6200m dislivello positivo, 49h25m di percorrenza, Tour generalmente completato in 8 &#8211; 16 giorni”. Allora mi confronto con Claudio che mi risponde: <em>&#8220;Ah, grande! Ottimo&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perfetto allora, il tour è pianificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio ha già fatto qualche scampagnata del genere, mi spiega che si cammina e si riposa ogni tanto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perfetto, domani si parte. Zaino leggero. Tante barrette energetiche, un piccolo piumino che si comprime bene, la frontale e una &#8220;metallina&#8221;, quei sottili teli termici che in teoria tengono il calore corporeo se avvolti su di sé. D&#8217;altronde niente prenotazione perché chissà quando, dove e se dormiremo. Claudio mi consiglia anche dei sotto pantaloni e delle calze di ricambio. Mi sembra una buffa idea, ma eseguo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partenza sabato mattina da Milano, rientro lunedì pomeriggio.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Claudio</strong><br>La pianificazione di questo ponte Pasqua-25 Aprile-1 Maggio, che tempo fa sembrava perfetta, si sta mano mano sgretolando. Con la quantità di neve che ha fatto la scorsa settimana il canalone Cooldige forse è fattibile scavando una galleria sotto la neve, e anche le previsioni del fine settimana di Pasqua sembrano veramente pessime e impredicibili, cambiano di giorno in giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre penso al da farsi, ricordo che Roby tempo fà aveva buttato lì un frase del tipo: <em>&#8220;vorrei provare a fare un giro di più giorni con tanti chilometri e dislivello, portando uno zainetto leggero e dormendo dove capita&#8221;</em>, la cosa mi aveva un pò sorpreso, solitamente lui è sempre avverso a tutto ciò che assomiglia vagamente ad un escursione, però mi era rimasta impressa, perché pensai che sarebbe potuto essere un ottimo compagno per le corsette che a quanto pare non riscuotono grande successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, dopo un accurata elaborazione di tutti i possibili incastri di impegni e attività che potevo infilare in quei giorni mi decido, il piano che avrei preferito più di tutti era quello di iniziare le vacanze con un bel lungo giro in montagna con Roby, ora dovevo solo proporglielo. Mi sarebbe piaciuto cercare un percorso, studiarlo e poi proporglielo ma dato la mancanza di tempo per fare tutto ciò opto per un messaggio talmente vago che lui avrebbe potuto anche interpretarlo come un: <em>&#8220;andiamo a fare una grigliata alla collinetta di San Siro?&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorprendetemente lui accetta, e non solo, nei due giorni successivi penserà anche alla pianificazione, nonostante io continua a dirgli <em>&#8220;poi ci guardo&#8221; </em>se ne esce con un bel piano e non mi manda neanche a quel paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma per una volta gli astri sembrano coincidere tutti, questa occasione non bisogna farsela sfuggire!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Partenza da Bassano del Grappa</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roby</strong><br>Arriviamo alla partenza a Bassano del Grappa. Pioviggina. Ottimo, solite previsioni meteo affidabili. Al parcheggio si sistemano gli zaini. Il mio è bagnato. Quello di Claudio invece è fradicio. Inventeranno mai una camel bag che funzioni per davvero? Dopo avere titubato sulla possibilità di usare uno zaino da alpinismo da 40L che aveva in baule, si convince che potrebbe essere un po&#8217; scomodo. Una asciugata con le ventole della macchina e via. Si parte alle ore 10:00, senza pioggia e con lo zaino umido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non piove, ma in aria c’è un’umidità di circa 100%.&nbsp;È&nbsp;tutto bagnato, fangoso e umido. Saliamo bene, stiamo bene. Non dobbiamo esagerare, il giro sarà lungo. Oggi li chiamano trail o anche ultra trail. Ad ogni modo mi sembra una bella e lunga passeggiata che cerchiamo di concludere in tempo ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cima è il Monte Grappa. Dislivello 1500m, tempo 1h30min.&nbsp;In cima il panorama è identico al foglio per stampanti A4. Bianco. Siamo immersi nella nebbia e nuvole. Non si vede niente. Solo nebbia. Non solo la si vede bene questa nebbia, ma ti entra dentro i vestiti, le ossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giusto il tempo per ammirare il Sacrario militare e via, verso la cavalcata di creste che ci attende. Un bellissimo tratto di sali e scendi in quota. Probabilmente bello come il panorama di cui non vediamo assolutamente niente. Visibilità circa 50 metri. In discesa si corre. Ci scostiamo un pochino dalla traccia perché il GPS pare si discosti un pochino dal sentiero che stiamo calpestando. Quando ci allontaniamo ancora un po&#8217; dalla traccia è troppo tardi. Ci tocca fare la solita “ravanata”. 50 m di dislivello in discesa. Il pendio è senza traccia. Solo rocce che&nbsp;si muovono, fango e erba bagnata. Arrivati nel canalino in fondo ci aspettano altri 50m di dislivello in salita. Ancora rocce barcollanti, fango e erba bagnata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di nuovo in traccia, di nuovo di corsa e ci troviamo a Segusino. Un paesello vicino a Valdobbiadene. Niente prosecco questa volta. Riempiamo le borracce, mangiamo un tramezzino in uno squallido baretto del paese, e si riparte. Ore 18:00. Fatti circa 32Km e 1800m dislivello positivo e altrettanti in discesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio: <em>&#8220;se riusciamo a passare i 50km oggi con altri 2000m dislivello sia positivo che negativo, vuol dire che domani possiamo anche concludere il giro, prima del previsto&#8221;</em>. Ma qual è l’oggi e il domani visto che non si dorme? E quanti sono altri 20Km da adesso? Domande a cui penso ma non esprimo. Se Claudio dice così, sarà poi sensato. Quello che invece rispondo è: <em>&#8220;perfetto, proviamoci&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si riparte dopo la pausa tramezzino di mezz&#8217;ora. Si sale. L’umidità varia costantemente tra il 95 e il 100%. Quando entriamo, a quota 850m, tra le nuvole l’umidità probabilmente raggiunge il valore del 200% oltre ogni legge della fisica. È tutto bagnato. Zaini bagnati, vestiti bagnati, scarpe nuove appena comprate in gore-tex fanno sì che i piedi siano anch’essi bagnati. Ci riportiamo in quota a circa 1300m verso le 20:30. Le frontali illuminano bene. Si, illuminano bene la nebbia in cui siamo immersi. La visibilità si riduce a circa 10m. Santo il GPS. Abbiamo telefoni e orologi con tracce salvate. Seguiamo costantemente una freccetta blu sul display, in modo tale che rimanga lungo la lineetta azzurra che è il nostro tracciato. Quel tracciato accuratamente programmato due giorni prima. Sono le 21:30 e ci manca poco per l’ultima vetta. La condensa si trasforma in pioggia, fortunatamente lieve. In lontananza però i lampi si fanno vedere. E’ la prima cosa che vediamo che non sia nebbia e display. Decidiamo così di non fare l’ultima vetta e iniziare la discesa. 1300m di discesa. Sempre buio, sempre nebbia illuminata da frontali, sempre tutto umido e bagnato. Claudio: <em>&#8220;Robi anche a te il GPS fa andare di qui?&#8221; &#8220;Si&#8221;</em>, rispondo. Perfetto niente sentiero. Proseguiamo tra l’erba. Erba alta e bagnata. I piedi sono a mollo in due vaschette d’acqua. La discesa è più lunga del previsto. O meglio, noi siamo più lenti del previsto. Ci concediamo una sosta di qualche minuto in un piccolo bivacchino diroccato, dove l’umidità scende drasticamente a un valore di circa 85%. Ancora discesa, ancora erba bagnata. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Claudio</strong><br>Eccoci arrivati a Bassano del Grappa, con alle spalle una settimana piuttosto impegnativa dalla quale ne sono uscito distrutto ma a darmi la carica c’erano le due settimane di vacanze che iniziavano proprio in quel momento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendiamo dalla macchina, carico la mappa nell’orologio e leggo 105km rimanenti, in quel momento provo una sensazione particolare come di assorbimento, tutto il resto sparisce, ora ho un obbiettivo, uno solo da perseguire e questa volta non sono neanche da solo, cosa può andare storto?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci incamminiamo, i primi km filano lisci, come sospettavo Roby non da alcun cenno di fatica, mi sta dietro senza alcun problema sia in salita quando acceleriamo il passo ed in discesa quando si corre, anzi ho proprio l’impressione che se non fosse per me lui andrebbe decisamente più veloce. Ma di questo avevo pochi dubbi, non credo di averlo mai visto stanco, credo seriamente che non possegga proprio questa innata abilità. Comunque meglio così, non siamo in competizione, tutt’altro, è una fortuna poter contare su di lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso prosegue tra le creste, che a detta di molti sono dei punti panoramici come pochi se ne possono trovare, a sud si può scorgere la laguna di Venezia, e a Nord i bellissimi massicci delle dolomiti. Tutto questo noi potevamo vederlo solo attraverso le foto di altri nel telefono perché la visibilità era praticamente 10m data la nebbia fitta che c’era.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivati ad un paesino dopo circa 30km ci rifocilliamo e decidiamo (scoprirò poi che probabilmente ero io a decidere) di ripartire, il meteo continua ad essere pessimo, la seconda salita ci porterà a circa 3000m di dislivello fatti ed io inizio a sentirli tutti, Roby ovviamente no, sembra appena sceso dalla macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discesa sarà un calvario, scarpe bagnate ed una voglia irresistibile di amputarmi i piedi, ma purtroppo sarebbe stato difficile arrivare a valle senza, quindi decido di tenerli ancora per un pò.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La notte</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roby</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivati allo stesso paesello di Segusino, poco più a sud, cerchiamo un riparo per riposare le ginocchia e soprattutto per godere di stare in un posto che sia al di fuori delle nuvole. Sembra addirittura secco l’ambiente. Quando poi vediamo l’asfalto bagnato, capiamo che è un secco relativo rispetto a quanto eravamo abituati. Sono le 00:30. Cerchiamo un parchetto. Un parchetto dove di giorno i bambini giocano e di notte i senza tetto trovano riparo tra gli scivoli o sotto a quei castelli dei pirata. Nessun parchetto nella cittadina di Segusino. Fortunatamente sono con quel genio di Claudio. Appena vede una stalla gli si accende una lampadina. <em>&#8220;Chi vuoi che ci sia in una stalla di notte?&#8221;</em>. Ci avviciniamo. Una scala a pioli esterna porta di sopra dove si intravede del fieno. <em>&#8220;Perfetto Claudio, andiamo sopra e dormiamo sul fieno!&#8221;</em> Claudio non se lo fa dire due volte. Sale sul primo piolo. La scala è marcia e il primo gradino si sfonda. Ok, piano B. Al piano terra c’è un telone che fa da porta. Dentro un trattore tutto impolverato, qualche attrezzo marcio e un lavatoio abbandonato. Sembra il posto perfetto! Claudio scorge una porta. La apre nella speranza di trovare una stanza più accogliente e magari meno umida. Un pollo inizia a volare in giro e quasi scappa fuori. Ok va bene dormire col trattore. Come materasso mettiamo a terra ciò che troviamo. Claudio opta per dei cartoni marci e vecchie confezioni di cemento, io invece prendo dei ciuffi di fieno. Ognuno si illude nella propria testa che potrà essere un alloggio comodo per la notte. Indosso i sotto pantaloni che mi aveva suggerito Claudio di portare e le calze di ricambio. Strizzo quelle bagnate nel lavatoio illudendomi di trovarle meno bagnate l’indomani. Indossiamo tutti i vestiti che abbiamo, la miracolosa metallina e ci buttiamo sul letto improvvisato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio: <em>&#8220;Ma i galli non cantano alla mattina?&#8221;</em> A quanto pare no!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni ora c’è un gallo che canta. Canta a tutta voce nella stanza accanto a noi, anche se a dire la verità è che siamo noi accanto a loro. Riassunto della notte: freddo, una sveglia del gallo ogni ora, ancora freddo, la metallina fa condensa all’interno, il materasso non è poi così comodo come ci eravamo illusi, ancora freddo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo quattro ore di agonia ci si alza. Indossiamo le&nbsp;calze fradice del giorno prima e via.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Claudio</strong><br>Tutto ciò che desidero da alcune ore è togliermi le scarpe i calzini e sdraiarmi con le gambe sollevate, ogni costruzione che scorgo mi chiedo se può essere quella giusta per ospitarci. Roby sembra più restio ad entrare dentro una costruzione per passare la notte, sembra cerchi più un giaciglio sotto le stelle, non capisco bene il perché, penso che chiunque sarebbe felice di sapere che ha ospitato due povere anime in pena come noi in quel momento, e non avremmo sicuramente rotto niente per entrare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo innumerevoli ipotesi andate in fumo, scorgiamo una specie di fienile lungo la strada, ebbene si, questa volta ci siamo, ai nostri occhi sembra un hotel 5 stelle. Dopo aver scartato la camera con vista al secondo piano decidiamo di entrare al piano terra; come prassi ogni qualvolta si entra in una camera di hotel, si aprono le varie porte per ispezionare la camera, faccio altrettanto e scorgo delle simpaticissime galline, richiudo velocemente prima di farle uscire.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tempo 10 secondi ed io mi ritrovo steso a terra sopra dei cartoni, Roby invece&nbsp;molto saggiamente&nbsp;si sta preparando il letto, si mette il pigiama, tira fuori la coperta (metallina) e poi dopo circa 15 minuti si corica, e nonostante il dolce suono del gallo ogni 30 minuti sembra dormire di gusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle 3-4 ore che passeremo li per me saranno solo sofferenza, ogni 10 minuti circa cerco di fare qualcosa che aumenti il livello di comfort, mi cambio i calzini, mi metto i sottopantaloni asciutti, sistemo i cartoni, tiro&nbsp;fuori la metallina, ma nonostate tutti questi vizi non riesco ad addormentarmi e continuo a sentire freddo per tutta la notte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando capisco che Roby è sveglio non ci penso due volte e gli dico: “Ripartiamo?”, dalla sua risposta percepisco che anche lui non ha passato una bella notte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si riparte fino alla fine</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roby</strong><br><em>&#8220;Aspetta Claudio. Non capisco. Perché al posto delle gambe ho due pezzi di legno? E perché questi pezzi di legno me li hanno imbullonati alle anche?&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo di poter finire il giro in queste condizioni. Claudio sembra essere messo bene. Dunque lui conclude il giro e io prendo il bus. Lo penso ad ogni passo. Forse glielo dico o comunque glielo faccio capire. Impossibile per me fare quello che ci manca. Rimangono ancora 40Km e 2800m positivi e negativi. Impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio è paziente e mi incoraggia: <em>&#8220;Dai, ci rimane solo una lunga salita e abbiamo un sacco di tempo. Possiamo andare con calma&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Effettivamente nella nostra non programmazione c’è stato un errore. La traccia prevede di tornare indietro, salire di 700m e ritornare di qui. Ovviamente scartiamo l’idea e guadagniamo così 700m. L’unico imprevisto è che non incontriamo fontane. Va beh, incontreremo qualcosa strada facendo. I primi 650 alle 5:30 mi mettono alla prova. Tra ginocchia e anche fanno a pugni per aggiudicarsi il titolo di maggior dolore inferto. Io nel dubbio continuo a mettere un piede davanti all’altro. Claudio è più veloce. E’ più fresco. Va avanti poi si siede e mi aspetta. Questi 650m di dislivello sono veramente lunghi, penso di averci messo decisamente di più rispetto ad un tempo medio. In realtà scopriremo di averli fatti in circa 1h45min. Non male per essere in quelle condizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 6:30, verso la fine della agonizzante salita, vediamo una cosa che si infiltra tra le piante. Ebbene si. Sono dei raggi solari. Dopo 20 ore di nebbia, scorgiamo della luce. Claudio: <em>&#8220;Super! Appena troviamo una baita ci fermiamo al sole, mangiamo qualcosa che non sia una maledetta barretta e asciughiamo le calze&#8221;</em>. Ottimo, non ci importa più del tempo di percorrenza. Pensiamo solo a concludere il giro in maniera tale da riposare in un luogo sensato, tipo una macchina per intenderci. Bel piano. Veramente un bel piano se il sole avesse retto e se avessimo trovato una maledetta baita. Le poche baite che incontriamo sono chiuse, buona Pasqua! Fontane nessuna. Le nuvole tornano a farci compagnia. Niente panorama. Acqua finita per Claudio. Le mie gambe…quali gambe?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai telefoni vediamo che possiamo saltare gli ultimi 200m per la vetta del Grappa. Claudio:<em> &#8220;L’abbiamo già fatta ieri la vetta, ce li risparmiamo questi 200m?&#8221;</em> Ovviamente sono d’accordo. Restano solo 600m di dislivello. Purtroppo restano anche 12Km di sviluppo. Per farli ci impieghiamo 5 ore. Un’agonia. Vedo Claudio più avanti. Lo vedo saltellare e scorrazzare per la montagna, per poi trovarlo seduto o sdraiato che mi aspetta. Per lo meno è quello che mi sembra. La mia non è più né una camminata né tantomeno un trail. E’ solo la mia testardaggine che mi dice di mettere il piede destro davanti a quello sinistro e poi il contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi metri di salita sono devastanti. Siamo su di una strada asfaltata. Siamo distrutti e siamo d’accordo. Se passa una macchina facciamo autostop. Sarà colpa del meteo, sarà colpa della Pasqua, ma non passa nessuno. Solo una macchina. Due persone a bordo. È perfetta. Fuori il pollice bene in alto e faccia mezza sorridente e mezza che chiede pietà. Riceviamo in cambio una mezza smorfia. Niente passaggio. Si scenderà a piedi. Gli ultimi 1300m. Ormai è sempre la solita routine: piede sinistro, male all’anca, stringi i denti, piede destro, male al ginocchio stringi i denti, guarda la quota, sempre la stessa. La traccia scende ripida ed è un sollievo perché scendiamo più velocemente ma anche una tortura per le ginocchia…quali ginocchia? Claudio è sempre più avanti, è maledettamente più in forma di me. Va avanti e lo ritrovo seduto o sdraiato che mi aspetta. All’ennesimo ricongiungimento sento Claudio: <em>&#8220;porca miseriaccia, abbiamo sbagliato sentiero. Stiamo scendendo dal versante sbagliato!&#8221;</em>. Ovviamente tornare su è fuori discussione. Ok, scendiamo di qui al primo paese che troviamo e poi ci spostiamo a Bassano del Grappa. Sappiamo che è Pasqua, non ci sarà nessun autobus ad attenderci. La strada è lunga, molto lunga. Scende molto ripida nel fitto bosco scosceso. Una lieve traccia fa centinaia di stretti tornanti per poi tagliare in costa. Altre centinaia di tornanti e altri traversi. Non finisce mai. Ogni tanto ci buttiamo a terra illudendoci che possiamo riposare. In realtà non siamo stanchi, abbiamo solo le articolazioni fuori gioco. Claudio si accascia e io ne approfitto per sedermi. Mente abbraccio un masso per scivolare a terra, tecnica ormai collaudata per sedersi a terra, noto sulle scarpe e sulle gambe un sacco di insetti. Perfetto, sono zecche. Ho circa una ventina di zecche per gamba e Claudio è sdraiato a fianco a me. <em>&#8220;Alzati Claudio! Meglio non riposare qui!&#8221;</em>. Una scrollata dalle zecche e si riparte. Già ho capito quale fantastica attività mi toccherà una volta arrivato a casa. Credo sia stata la discesa più lunga di sempre. È del tutto infinita. Ad ogni tornante, ce ne aspetta un altro. Ad ogni cambio di pendenza ci aspetta un altro pendio. Poi ancora bosco, tornanti e pendii. Ormai non vedo più Claudio da un po&#8217;. E’ troppo veloce per me, lo rincontrerò più avanti mentre si è addormentato in mezzo alla mulattiera comodamente sui sassi appuntiti e senza scarpe. Non lo avrei mai pensato prima, ma sono contento di sentire i primi suoni della civiltà, mezzi a motore, i clacson delle macchine. Questa è musica! Altro che quegli stupidi cinguettii dispersi in quel fantastico bosco isolato. Sono passate 30 ore e Claudio è senza acqua da almeno 6 ore. Io ne ho risparmiata un po&#8217;, bevo di meno. Gliela offro. Prende ogni tanto un sorso ma è troppo gentile per approfittarne. Scorgiamo un paesello. Puntiamo dritto al campanile, Claudio è a piedi nudi. Campanile uguale chiesa uguale fontanella. Ovunque, ma non qui. Incontriamo le prime persone, guardando i loro volti campiamo che sono i nostri volti che hanno qualcosa di strano. <em>&#8220;Ok Claudio, andiamo al prossimo paesino, dovrebbe essere più grande, troveremo dell’acqua.&#8221;</em>  Dopo pochi minuti una fontana, che bella sensazione. Ad ogni modo non è ancora finita. Dobbiamo tornare alla macchina con le nostre gambe. Un’ultima pausa su di un prato, dove parcheggiano le auto. Claudio si appisola e io inizio a staccare un po&#8217; di zecche con le unghie. Stringo piano, ruoto e tiro. Tre si staccano bene, mentre due ho dei dubbi. Finito il lavoretto, alquanto approssimativo, Claudio si sveglia. Ci tocca ripartire. Chiediamo al buon Google quale sia la strada più veloce per raggiungere il nostro parcheggio. <em>&#8220;Quanto ci vorrà Claudio, secondo te? 40 minuti?&#8221;</em> Claudio: <em>&#8220;magari riusciamo anche in 30&#8221;</em>. Avvio il navigatore. Perfetto, 1ora e 3 minuti. Non diciamo niente, camminiamo soltanto con la solita routine, piede sinistro, male all’anca, stringi i denti, piede destro, male al ginocchio stringi i denti, guarda i minuti mancanti, sempre gli stessi. La vera beffa è passare dall’atterraggio di parapendio e vedere tutte quelle vele che scendono dolcemente dalla vetta del Grappa. Mi maledico nell’aver lasciato la mia vela a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriveremo alla macchina&nbsp;domenica alle 17:32, dopo 31h21min delle quali 21&nbsp;in movimento, 5307m di dislivello positivo e negativo. Abbiamo bruciato 11368kcal, tutte di barrette e bevuto 2,5L di acqua. Per percorrere 50m dalla macchina al meritato hamburger ci impieghiamo circa 5min. Non mi inoltro nella descrizione sulla discesa delle scale della metro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato il mio primo trail, la mia prima corsa in montagna. Distrutto, sfinito e con un sorriso da ebete sul volto mentre svengo nel letto di casa. Il primo messaggio che leggo la mattina seguente è di Claudio: <em>&#8220;Lavaredo 80K, 4600+, Tmax 22ore&#8221;. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Claudio</strong><br>Nonostante le soluzioni adottate le scarpe sono ancora completamente fradice, ci aspetta ancora molta strada da fare e i piedi fanno ancora malissimo, sorprendentemente però il resto del copro sembra essere integro, anche le ginocchia ancora si muovono senza lamentarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedo che Roby si muove in modo un pò strano, cerca di sfruttare il movimento del corpo per portare avanti una gamba e poi l’altra senza muovere le ginocchia, che stia sperimentando una nuova tecnica per risparmiare energia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco dopo mi dice che effettivamente fa fatica a muovere le gambe, e non sa quanto riuscirà a proseguire, io rispondo prontamente per&nbsp;fargli capire che non importa quanto ci mettiamo o dove arriviamo, convinto che in 10 minuti si sarebbe ripreso e avrebbe continuato saltellando, in fondo è Roby Zago, lui non si stanca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorprendentemente continuiamo, nonostante lui non sia riuscito a riprendersi ed io ad ogni passo soffrivo come se avessi degli aghi all’interno delle scarpe pronti ad infilzarmi ogni qualvolta appoggiavo il piede a terra, siamo saliti. E’ inquantificabile la forza che ci hanno dato i primi raggi di sole che si vedevano affiorare tra le piante, un sole che non vedevamo oramai da più di 24h.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io per tutto il giorno ho continuato a credere nell’idea di trovare un rifugio/malga aperto che ci servisse un bel piatto di pasta al caldo, così da far asciugare anche le scarpe, e riparire come nuovi. Roby sembrava più realista ma nonostante questo non infrangeva i miei sogni, forse perché un pò ci sperava anche lui, o forse perché agli scemi si da ragione <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi 30km sono effettivamente stati infiniti, Roby faceva fatica a camminare ed io facevo fatica a stare in piedi, tant’è che cercavo di andare più veloce di lui per potermi poi buttare a terra e togliermi le scarpe così da alleviare il dolore per qualche minuto. Avevo un pò di timore che interpretasse male questo andare avanti e poi aspettarlo, ma così non è stato, e ne sono felice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo più di 30h siamo arrivati insieme alla macchina, e che dire&#8230; un&#8217;emozione che penso chiunque possa comprendere, gioia per essere riusciti in ciò che avevamo pianificato, per aver terminato di soffrire fisicamente, perché ora saremmo potuti andare a mangiare e bere ciò che preferivamo, perché la notte avremmo potuto dormire caldi in un letto, perché avanti a noi c’erano ancora le vacanze e molte altre ancora erano le cose che ci rendevano felici. Invece poco o niente era rimasto di ciò che ci preoccupava alla partenza, dei problemi che affrontiamo ogni giorno e a volte ci sembrano insormontabili, o delle preoccupazioni per cose che alla fine non sono neanche importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso non rimane che aspettare un pò, allenarsi e proporre qualcos’altro a Roby <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="4034" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-4034" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-576x1024.jpeg 576w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-169x300.jpeg 169w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-768x1365.jpeg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-864x1536.jpeg 864w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-1152x2048.jpeg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-05-12-at-17.34.50-scaled.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>
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		<title>Una Favola</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/una-favola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Colombo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 19:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lavoro in un&#8217;industria chimica. Una grande multinazionale, siamo di gran lunga i più importanti nel nostro settore, ormai da anni, e lo siamo perché abbiamo degli ottimi prodotti. Ovviamente siamo in tanti, abbiamo sedi in tutto il mondo, ma io lavoro nella sede principale, dove si trovano i laboratori di ricerca.&#160;&#160;Per essere precisi abbiamo diversi&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/una-favola/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Una Favola</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lavoro in un&#8217;industria chimica. Una grande multinazionale, siamo di gran lunga i più importanti nel nostro settore, ormai da anni, e lo siamo perché abbiamo degli ottimi prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente siamo in tanti, abbiamo sedi in tutto il mondo, ma io lavoro nella sede principale, dove si trovano i laboratori di ricerca.&nbsp;&nbsp;Per essere precisi abbiamo diversi laboratori di ricerca sparsi tra le sedi, ma io lavoro nel laboratorio centrale, quello da cui passano tutti i prodotti che prima o poi arriveranno sul mercato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da giovane ero molto bravo a scuola, mi piaceva capire, che è un po&#8217; come esplorare che poi è la passione di tutti i bambini.&nbsp;&nbsp;Però io ero particolarmente bravo, così quando ho finito di studiare mi sono fatto assumere in questo laboratorio.&nbsp;&nbsp;All&#8217;inizio avevo dei compiti relativamente semplici ma ho fatto velocemente carriera, mi hanno assegnato compiti via via più importanti, e oramai da molti anni sono diventato il responsabile solventi, che, come potete intuire, è un lavoro di grande responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro laboratorio è un grande palazzo, di venti piani.&nbsp;&nbsp;Il tredicesimo piano è dedicato ai solventi, un bellissimo open space.&nbsp;&nbsp;Al centro del piano si trova il mio tavolo. È una grande lastra di acciaio inossidabile, su cui poggiano la teca delle polveri, una penna, il nastro delle etichette, un vetrino, un contagocce e il microscopio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando uno dei miei colleghi inventa un nuovo solvente, mettiamo che sia un solvente per la polvere azzurra, ne prepara una fiala e me la consegna.&nbsp;&nbsp;Io cospargo il vetrino di polvere azzurra, intingo il contagocce nella fiala, faccio cadere una goccia sul vetrino, lo poggio sul tavolo e aspetto.&nbsp;&nbsp;Un&#8217;ora e venti minuti.&nbsp;&nbsp;Poi prendo il vetrino, lo metto sotto alla lente del microscopio e verifico che cosa è rimasto.&nbsp;&nbsp;Se non trovo nulla il solvente funziona, altrimenti no.&nbsp;&nbsp;Il mio compito è di verificare che non ci sia nulla, e altrimenti scrivere un rapporto molto dettagliato su quel che ho trovato, per aiutare i miei colleghi a correggere la ricetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho cominciato a lavorare come responsabile solventi mi capitava spesso di trovare sotto alla lente cristalli, grumi, ammassi di polvere, ma grazie al mio lavoro, che faccio molto bene, oramai i solventi funzionano quasi sempre alla perfezione.&nbsp;&nbsp;Solo molto raramente mi capita di ritrovare magari un granello di polvere più testardo, che non si vuole sciogliere.&nbsp;&nbsp;In questo caso scrivo un rapporto molto dettagliato sulla forma, le dimensioni, il colore, la presenza o meno di struttura cristallina. Ho molta esperienza e riesco, solamente osservando la forma del granello, a intuire quali tra le componenti della polvere sono rimaste e quali si sono sciolte, così riesco a dare delle indicazioni molto precise ai miei colleghi, e chiaramente questa è una grande soddisfazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una cosa strana, però, che mi è capitata forse una decina di volte in tutti questi anni di lavoro, e che non ho mai descritto nei miei rapporti, o quanto meno non ho descritto troppo nel dettaglio.&nbsp;&nbsp;La prima volta se non mi sbaglio è stata con la polvere verde, un paio di volte con quella rosa, qualche volta con quella rossa.&nbsp;&nbsp;L&#8217;ultima volta con quella azzurra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La volta della polvere verde ricordo che a prima vista credevo che non fosse rimasto nulla, e stavo già preparando l&#8217;etichetta TEST 23451: POSITIVO, quando ho notato un piccolo puntino.&nbsp;&nbsp;Allora ho cambiato lente e ho visto che il puntino aveva la forma di un piccolo libro. TEST 23451:&nbsp;<s>POSITIVO&nbsp;</s>NEGATIVO: insoluto di geometria tetragonale, piccolo, composizione indeterminata, sospetto composto glucidico.&nbsp;&nbsp;E ho attaccato l&#8217;etichetta sulla fiala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come vi dicevo, questa cosa è successa ancora, qualche volta, negli anni successivi.&nbsp;&nbsp;Ovviamente a quel punto ero diventato più attento e prima di scrivere la mia relazione ho sempre controllato che non ci fosse veramente niente, e non più di una decina di volte mi sono ritrovato a guardare nella goccia di solvente senza trovare nulla, se non questo piccolo puntino.&nbsp;&nbsp;Non era sempre uguale, ogni tanto aveva una copertina spessa, ogni tanto sottile, alle volte quadrata e altre volte allungata, ma sembrava sempre un piccolo libro. Mi sarebbe piaciuto guardarci dentro, ma dovete sapere che il mio microscopio è molto potente e quel puntino è estremamente piccolo.&nbsp;&nbsp;Non potevo, per dire, aprirlo e sfogliarlo, nemmeno con la punta di uno spillo molto appuntito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima volta che ho trovato il puntino era appunto con la polvere azzurra.&nbsp;&nbsp;Ho cambiato lente e mi sono accorto che, come le altre volte, era un piccolo libro, anzi un diario, ma questa volta era rimasto aperto.&nbsp;&nbsp;Una pagina e mezza scritte con una calligrafia minuscola e acuta, ma abbastanza chiara, che diceva così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Oggi è una giornata speciale.&nbsp;&nbsp;Da generazioni stiamo lavorando alla Struttura.&nbsp;&nbsp;Gli antenati dei miei antenati hanno iniziato a scavare, separare e comporre, scolpire, incollare, tagliare e avvitare.&nbsp;&nbsp;I miei antenati hanno continuato il lavoro e lo hanno insegnato a noi fin dalla genesi.&nbsp;&nbsp;Io, che sono sempre stato ambizioso, ho fatto del mio meglio da giovane e mi sono guadagnato un ruolo molto importante: responsabile della forma.&nbsp;&nbsp;Cammino ogni giorno a lungo per tenere d&#8217;occhio tutta la struttura, misuro gli spigoli, i lati, e do indicazioni ai miei colleghi per dare alla Struttura la forma giusta.&nbsp;&nbsp;La Struttura è immensa e si stende tra le valli azzurre, sulle colline e sulle montagne.&nbsp;&nbsp;Il mio lavoro, quindi, è tanto di geometria e precisione, quanto di fatica.&nbsp;&nbsp;Però è un lavoro importante e, come potete intuire, di grande responsabilità, nel progetto più importante che sia mai stato realizzato.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dicevo che oggi è una giornata speciale, per due ragioni.&nbsp;&nbsp;La prima è che la Struttura è quasi finita, mancano pochi lati, qualche piano da levigare e poi sarà completa.&nbsp;&nbsp;Per assicurarmi che la forma sia perfetta, che ogni piano abbia la giusta inclinazione, oggi sono salito su una montagna più alta, su cui non ero mai salito. È una montagna molto ripida, a tratti verticale, di un azzurro più scuro e venato da tratti quasi neri.&nbsp;&nbsp;Non sono arrivato fino alla cima ma sono salito più in alto di dove non fossi mai andato. Da lì non potevo comunque vedere tutta la Struttura, ma ne vedevo una buona parte e, per la prima volta, potevo intuirla nella sua quasi completezza.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Mentre guardavo oltre alla Struttura però è successa un&#8217;altra cosa, e questa è la seconda ragione. All&#8217;orizzonte, più in là dei confini della Struttura, vedevo pareti immense e cime, nascoste tra nuvole di vapore, che mi suggerivano sogni anche se non le potrò mai raggiungere.  Vedevo piccole colline su cui ero già salito, che non avevano più niente da dire.  C&#8217;era un oceano di nuvole, barche arenate tra i cumuli.  Faceva freddo e facevo fatica, una fatica da fare paura.  Ordinavo al cervello di ignorare queste sensazioni, ripetendomi come una filastrocca che erano solo tentativi del corpo di farsi notare.  Ascoltavo la mia pelle d&#8217;oca, una gamba che tremava e le braccia che chiedevano riposo mentre cercavo di stare attaccato alla parete quasi verticale della montagna.  Le dita volevano aprirsi, la schiena voleva piegarsi. Ne ho preso atto, vi riconosco, nervi muscoli e ossa, so che cosa volete dire, ma so molto meglio di voi fin dove potete arrivare. Ho messo queste sensazioni al loro posto, in una scatola sul ripiano d&#8217;angolo, in fondo all&#8217;ultimo corridoio, sotto controllo. E una volta che le ho messe al loro posto hanno liberato spazio per lasciar crescere senza controllo le immagini e quella sensazione, non ha un nome tra noi piccole creature, che emerge da qualche parte appena sotto lo sterno, si allarga ai polmoni, e riempie la testa di meraviglia.  Per un attimo ho avuto la sensazione di poter comandare le endorfine, il cortisolo, l’acetilcolina, l’adrenalina, ogni molecola nel mio cervello e ogni fibra di ogni muscolo. Di poter scegliere, emozione per emozione, chi ha il diritto di espandersi e chi il dovere di contrarsi. Ho avuto l&#8217;impressione che l&#8217;orizzonte fosse in qualche modo in equilibrio con me, e mi è venuta l&#8217;idea un po&#8217; assurda che la Struttura non fosse, in fondo, così importante.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questa sensazione, bellissima, è durata un attimo.&nbsp;&nbsp;Poi sono tornato al lavoro, entro stasera</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La pagina finiva così, immagino che la creatura stesse scrivendo quando ho messo il solvente.  Le ultime parole sono un po&#8217; sbiadite, forse l&#8217;inchiostro non era ben asciutto. Oltre al diario non ho trovato nulla.  Non so che cosa fosse la creatura, e non so che forma avesse la struttura. Non capisco perché questi diari non si sciolgano e non so nemmeno se il racconto nel suo diario sia simile a quelli negli altri diari, che ho trovato e non ho potuto aprire, se la stessa storia si ripeta o se sia sempre diversa. Il solvente non ha lasciato nessuna traccia, tutto sommato funziona bene, merito di anni di impegno e di lavoro ben fatto. TEST 52128: POSITIVO.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione dello scialpinismo: cambiare o non cambiare?</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/levoluzione-dello-scialpinismo-cambiare-o-non-cambiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Crovetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 08:28:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La parola stessa “scialpinismo” è un’unione di due mondi lontani e vicini allo stesso tempo: la disciplina combina l&#8217;alpinismo con lo sci e ha radici storicamente parecchie profonde. Due righe sulle sue origini – gli storici mi perdoneranno eventuali inesattezze – perché forse non è nota a tutti. Lo scialpinismo ha origini antiche, risalenti all&#8217;uso&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/levoluzione-dello-scialpinismo-cambiare-o-non-cambiare/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">L&#8217;evoluzione dello scialpinismo: cambiare o non cambiare?</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola stessa “scialpinismo” è un’unione di due mondi lontani e vicini allo stesso tempo: la disciplina combina l&#8217;alpinismo con lo sci e ha radici storicamente parecchie profonde. Due righe sulle sue origini – gli storici mi perdoneranno eventuali inesattezze – perché forse non è nota a tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scialpinismo ha origini antiche, risalenti all&#8217;uso degli sci come mezzo di trasporto nei paesi nordici, molto prima dell&#8217;invenzione della ruota (pazzesco eh).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="298" height="174" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture1.jpg" alt="" class="wp-image-3837"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con il tempo, questa pratica si è evoluta, passando dalle imprese dei pionieri come F. Nansen (attraversò la Groenlandia su sci nel 1888) fino alla disciplina sportiva come la conosciamo oggi, che ha iniziato a prendere forma all&#8217;inizio del XX secolo. È passato alla storia quando nel 1927 O. Mezzalama ed E. Santi compirono la prima ascensione sciistica italiana al Monte Bianco. Seguirono competizioni, invenzioni, esperimenti, successi e fallimenti – come sempre agli esordi – fino a diventare la disciplina sportiva oggi riconosciuta e amata da molti (diciamo a chi piace far fatica soprattutto, ma non solo).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il boom dello scialpinismo, pro e contro della popolarità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Recentemente la popolarità dello scialpinismo in Italia ha visto un’impennata, soprattutto a partire dal 2020 principalmente per via delle restrizioni imposte dalla pandemia (inclusa la chiusura degli impianti di risalita) e quando molti appassionati di sport invernali hanno quindi cercato alternative per continuare a praticare attività all&#8217;aperto, avvicinandosi allo “skialp” (anche se un’ex allieva di SA1 si è posta l’interrogativo della vita, ovvero chi ha inventato questo inglesismo senza capo né coda?)</p>



<p class="wp-block-paragraph">In più, tra poco rientrerà nel calendario olimpico delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Insomma, un picco di popolarità che è stato raggiunto sia a livello amatoriale che agonistico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="420" height="274" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture2.jpg" alt="" class="wp-image-3839" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture2.jpg 420w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture2-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Scialpinismo e inclusione, step by step</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cresceva il numero di persone che si avvicinano a questo sport per la prima volta, passano gli anni della pandemia, il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature hanno un forte impatto sul pianeta e indubbiamente sullo scialpinismo. Tutto cambia, si evolve e così anche le tecnologie e attrezzature per migliorare le prestazioni e garantire la sicurezza degli appassionati. I materiali diventano sempre più leggeri, resistenti, performanti, garantendo anche maggiore sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il concetto in sé di scialpinismo si espande e si apre agli snowboarder che, seppure a fatica, si stanno facendo strada per migliorare l’attrezzatura e consolidare la tecnica sulla splitboard. Si promuove così l&#8217;inclusione di un pubblico più ampio e variegato (sono quelli che in discesa cercano i salti per fare trick e acrobazie tipiche dello snowboarder).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="455" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture3.jpg" alt="" class="wp-image-3840" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture3.jpg 684w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture3-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Safety first but, progress?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia sugli sci che sulla splitboard, la sicurezza in montagna è un aspetto cruciale dello scialpinismo. Le nuove apparecchiature (ARVA &#8211; Apparecchio di Ricerca di Vittime in Valanga o anche gli zaini APS-Airbag Protection System), sono diventate più affidabili, sicure e facili da usare, offrendo maggiore protezione e riducendo il rischio che comunque non è mai azzerabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri dispositivi tecnologici, come le app per la sicurezza (e non solo) o ancora gli smartwatch, stanno diventando strumenti sempre più indispensabili per gli scialpinisti moderni. Queste innovazioni, tuttavia, non sostituiscono una solida conoscenza dell&#8217;ambiente montano e delle tecniche di sicurezza. Ma è importante guardare al futuro e consolidare la formazione su questi dispositivi e i prossimi che verranno. Siamo pronti a questo cambiamento?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="240" height="320" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture4.jpg" alt="" class="wp-image-3841" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture4.jpg 240w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2025/01/Picture4-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente, sono convinta che la tecnologia non può sostituire l&#8217;esperienza e il giudizio umano, ma può dare un grande contributo in termini di sicurezza, protezione e soccorso. Avere delle competenze in materia e restare aggiornati sulle ultime novità è fondamentale per non rimanere indietro (a nessuno piace stare indietro nelle gite) e aiutare questo meraviglioso sport a perfezionarsi.</p>
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		<title>La Valle dell’Orco e la rivoluzionaria nascita di nuova cultura dell’arrampicata</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/valle-orco-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[falcadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 11:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ospitiamo il racconto del Presidente Luca Bozzi che, in occasione dell’uscita in Valle dell’Orco con i corsi di Alpinismo 1e2, ci ha resi partecipi della grande rivoluzione che questa valle e le sue persone hanno segnato nella storia dell’arrampicata. Siamo in Valle dell’Orco, un posto incantato sia dal punto di vista naturalistico sia dell’arrampicata perché&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/valle-orco-storia/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La Valle dell’Orco e la rivoluzionaria nascita di nuova cultura dell’arrampicata</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Ospitiamo il racconto del Presidente Luca Bozzi che, in occasione dell’uscita in Valle dell’Orco con i corsi di Alpinismo 1e2, ci ha resi partecipi della grande rivoluzione che questa valle e le sue persone hanno segnato nella storia dell’arrampicata.</i></p>
<p>													<img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-1024x576.jpg" alt="Luca Bozzi racconta la storia della valle dell&#039;orco durante il corso di Alpinismo" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-1024x576.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-300x169.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-768x432.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-1536x864.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/06/storia-valle-orco-presidente-falc-2048x1152.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />													</p>
<p>Siamo in Valle dell’Orco, un posto incantato sia dal punto di vista naturalistico sia dell’arrampicata perché è proprio qui che la storia dell’arrampicata italiana è stata segnata da una grande evoluzione. </p>
<p>Per conoscerne la storia, dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo. Torniamo agli anni 70’ dove per scalare in libera non esistevano le attrezzature di oggi: i friend non c’erano, l’uso dei cunei e bong era raro e anche i nut erano sconosciuti. Si puntano chiodi per dare un senso di protezione, <b>ma fare decine di metri senza poter proteggersi per davvero era la norma.</b> Sin dagli anni 50’, infatti, si ereditava una certa idea della montagna che era un retaggio dell&#8217;alpinismo eroico, fatto in gran parte da sofferenza e scomodità.</p>
<p>Poi nei rivoluzionari anni ‘70 si è messo storicamente in discussione tutto, a partire dall&#8217;approccio alla montagna. Tanti i nomi di quelli che sono stati i pionieri di un <b>nuovo modo di arrampicare</b> sviluppando un movimento (Il Nuovo Mattino) che contrapponeva all’alpinismo eroico di un tempo che aveva come obiettivo principale la conquista della vetta.</p>
<p>Gian Piero Motti tra i tanti che hanno iniziato a coltivare una nuova cultura dell’arrampicare, qualcosa che andava oltre i &#8220;classicismo&#8221; già noti e che oltre i confini nazionali erano già stati sperimentati. Non era la difficoltà a definire l&#8217;arrampicata ma per<b> l&#8217;idea di fare una via fatta bene, dove il bene corrisponde al bene personale, spirituale e ambientale.</b></p>
<p>La nuova idea di arrampicata era quanto di più essenziale e autentico ci fosse: scalare il più possibile su vie nuove, senza apparente meta, in ogni dove, alla ricerca ognuno della propria via, al di là della difficoltà che contava poco,<b> lo stile e la bellezza dei tiri erano quanto contava di più.</b> Da qui nacquero la famosa Kosterlitz o ancora venne dato il nome “Pesce d’aprile” che presenta una storia affascinante nel nome in sé. </p>
<p>Si concepiva l’arrampicata in maniera molto libera e non legata al passato e questa è stata una grande evoluzione per i tempi. Dell&#8217;arrampicata libera a quella sportiva,<b> l’arrampicata non ha smesso di trasformarsi e infatti non invecchia mai.</b></p>
<p> </p>
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		<title>Pillar of Fire</title>
		<link>https://www.falc.net/racconti/pillar-of-fire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sportelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2024 08:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>II sec. d.C. Lo scrittore e&#160;geografo Pausania, passeggia solitario lungo un viottolo che si inerpica fra muretti a secco e uliveti a perdifiato. Non sono fiori profumati ciò che cattura la sua attenzione, ma grossi vegetali di colore viola, le tsakona, melanzane striate e talmente gustose che meriteranno&#160;&#8211; circa 1800 anni dopo &#8211; un riconoscimento&#8230;&#160;<a href="https://www.falc.net/racconti/pillar-of-fire/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Pillar of Fire</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">II sec. d.C. Lo scrittore e&nbsp;geografo Pausania, passeggia solitario lungo un viottolo che si inerpica fra muretti a secco e uliveti a perdifiato. Non sono fiori profumati ciò che cattura la sua attenzione, ma grossi vegetali di colore viola, le <strong>tsakona</strong>, melanzane striate e talmente gustose che meriteranno&nbsp;&#8211; circa 1800 anni dopo &#8211; un riconoscimento dall’Unione europea.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Chiudi gli occhi per qualche attimo.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Riesci a sentire l&#8217;olio che sfrigola? L&#8217;odore di frittura si insinua fra le tue narici e cancella qualsiasi altro profumo. Leda ed Antheia, sedute appena fuori dalla loro casa di mattoni azzurri, nel vecchio centro di Leonidio, si stanno preparando a friggerle. Hai già un po&#8217; di acquolina in bocca, ma quando Leda sparge il sale sulle melanzane, le passa nella pastella e delicatamente ne appoggia una nell&#8217;olio, non riesci a pensare ad altro che a quel momento in cui le sentirai scrocchiare sotto il palato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei ancora stanca, è stata una mattinata faticosa. Il grande pianoro sulla cima di Kokkino Vrachos&nbsp;ti ha accolto in una festa di sprizzante primavera nel sole caldo del mezzogiorno: un intreccio fitto e inespugnabile di arbusti, cespugli e ciuffi di ogni genere. Lentisco, mirto, salvia crescono gli uni stretti agli altri, come tendenti ad un abbraccio costante, per paura che le intemperie esterne possano estirparli.&nbsp;Ad ogni passo riconosci un nuovo sentore, ora rosmarino, ora mandragola.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3565" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-576x1024.jpg 576w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-169x300.jpg 169w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-768x1365.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-864x1536.jpg 864w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-1152x2048.jpg 1152w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/pillar-of-fire-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il pilastro centrale di Kokkino Vrachos</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È il 24 aprile del 215 d.C. <strong>L&#8217;imponente muro di&nbsp;Kokkino Vrachos,&nbsp;un calcare rosso a buchi, si staglia per oltre 200 metri di altezza sopra il borgo. </strong>Pausania il Periegeta ti ha condotto alle prime luci dell&#8217;alba fin sotto la parete. Si mormora che alcuni giovani del villaggio si siano già spinti a salire fino alla cima, dove il grande pianoro è ricco di erbe e spezie, da vendere al mercato del paese. Seduta su un sasso alla base del pilastro calcareo, tiri fuori dalla saccoccia un pezzo di pane ed un tozzo di formaggio di capra, la colazione del mattino. Molti pensieri ti passano per la testa. La cima, come al solito. Ma prima quello che&nbsp;verrà. L&#8217;incertezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno scampanellio scuote i tuoi timori. Alcune capre fanno capolino curiose fra le rocce, mentre i raggi del primo sole incendiamo la cima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Due monaci sono stati lassù la scorsa settimana&#8221;</em>&nbsp;mormora Pausania, indicando una grande grotta dall&#8217;altro lato della valle, sotto il monte Parmon.&nbsp;<em>&#8220;Hanno trovato l&#8217;icona di Panagia Vrefocratousa,&nbsp;una delle creazioni dell&#8217;evangelista Luca. Ne hanno parlato al vecchio Nikos, poi nessuno li ha più visti. Un&#8217;opera inestimabile, sai quanto potrebbe valere?&#8221;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3564" srcset="https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-1024x768.jpg 1024w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-300x225.jpg 300w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-768x576.jpg 768w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-1536x1152.jpg 1536w, https://www.falc.net/wp-content/uploads/2024/05/Monastero-di-Elona-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il monastero di Elona</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Socchiudi gli occhi mentre aguzzi la vista per cercare di immaginare come due monaci si possano essere spinti fin lassù per recuperare quella reliquia nel cuore della grotta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;È solo uno stupido pezzo di mastice e c&#8217;era d&#8217;api&#8221;</em>&nbsp;replichi, addentando l&#8217;ultimo morso di formaggio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non puoi saperlo, ma fra undici secoli quella grotta ospiterà uno dei più grandiosi monumenti dell&#8217;Arcadia, il Monastero di Panagia Elona, dedicato ai due monaci che si stabilirono nella grotta per proteggere la sacra icona. In realtà non ti interessa il valore di quell&#8217;icona. Stai pensando alle erbe che si dice crescano sulla cima della tua montagna, e che ti frutterebbero un bel gruzzoletto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Avvicinandoti alla parete stamattina hai adocchiato uno sperone di roccia meno invaso dalla vegetazione, che cresce rigogliosa sul resto della parete. Sembrerebbe la via più logica. <strong>Non è la prima volta che lo vedi. Quel pilastro è lì da sempre. Fin&nbsp;dalla prima mattina in cui hai messo piede qui a Leonidio.</strong> Ti attrae magnetico. Hai provato fino ad oggi a rifiutarlo, a stargli lontano, come quelle persone che sai ti porterebbero in luoghi del tuo animo che preferisci non esplorare. E invece eccoti qui.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sole lambisce i ginepri alla base della parete. L&#8217;immenso muro &#8211; fino a poco fa&#8217; tetro e severo, si erge ora come un pilastro di fuoco in tutta la sua magnificienza.&nbsp;Un ultimo sguardo a Pausania<em>&nbsp;&#8220;A dopo&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tocchi una prima volta le prese, in un rituale&nbsp;ben consolidato. Un respiro profondo. Il pollice accarezza l&#8217;indice mentre riecheggia silenzioso nella testa il tuo mantra. Sotto la punta dei polpastrelli la roccia e fredda e ruvida. Stringi i calzari, affinchè&nbsp;il cuoio aderisca perfettamente. <strong>E poi fai quello per cui il destino ti ha chiamato qui stamane.</strong> Un passo dopo l&#8217;altro ti libri leggera fra fessure e buchi, come un&#8217;ape meticolosa che volteggia da un fiore all&#8217;altro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aria si scalda, la montagna ti accoglie.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun suono oltre quello delle tortore che sembrano cantilenare il tuo nome. Tutu-tu. Tutu-tu. Una leggera brezza ti accarezza il collo quando le cime degli alberi cominciano a farsi piccole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non indugi mai, nemmeno quando un pezzo di roccia poco solido si sgretola sotto un piede. Non ti infastidiscono le fessure terrose, nè i pochi arbusti che riempono&nbsp;la parte bassa della parete. Uno sguardo oltre il filo dello spigolo ti regala una nuova prospettiva sull&#8217;incrocio di decine di sterrati di campagne, che ora si rompono e ora si intrecciano per finire poi nel mare: il golfo è calmo stamattina, un filo di vento increspa leggermente le onde. Alcune barche stanno rientrando nel porticciolo di Plakia, cariche di pesci.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lingua accarezza il palato mentre immagini un buon saganaki di gamberi, il sapore acidulo del pomodoro,la freschezza del prezzemolo fresco.In lontananza, li dove le sabbie dorate della spiaggia di Livadi si perdono nel profondo mare blu, eri stata con Foroneo. Ti aveva condotto li dove&nbsp;la tua nudità non avrebbe sconcertato gli altri bagnanti. Una mattina indimetinticabile, soli in un fazzoletto di spiaggia col calore della sabbia addosso e nient&#8217;altro, dimentichi di ansie e pensieri alcuni. Galleggiavi leggera quel giorno, come oggi su prese piccole come sardine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorridi mentre il tuo corpo è un tutt&#8217;uno con la montagna. Unico testimone un rapace, si aggira silenzioso sopra la tua testa, alla ricerca di qualche incauta preda mattutina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo si è fermato, giusto quello che ti serviva per scalare fin dove le rocce lasciano spazio a una distesa di arbusti. Il tuo sguardo può finalmente spaziare in ogni direzione, le spalle si rilassano. È stata una fatica splendida, durata&nbsp;quasi troppo poco. La cima angusta, come se gli dei avessero voluto tagliare di netto la punta della montagna per lasciare spazio ad un momento di distensione per i comuni mortali che avrebbero osato la vetta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discesa non ti preoccupa, lo stomaco brontola, ma già pregusta una buona moussaka e un bicchiere di ouzo dalla tua amica Leda. Qualche attimo ancora per annotare un pensiero sul tuo diario, poi riempi lo zaino di erbe e di emozioni e sgambetti allegra verso il paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">**</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal tuo diario, il giorno che scalasti&nbsp;Kokkino Vrachos per la prima volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Son salita su per il pilastro di fuoco, un mercato di erbe è il premio per i coraggiosi della montagna&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Resterà chiuso nel tuo cassetto dopo la fine dei tuoi giorni. I tuoi discendenti lo troveranno e lo tramanderanno&nbsp;per generazioni. Giungerà infine ad uno dei tuoi bis-bis-bis nipoti, Aris Theodoropoulos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta in cima al pilastro, dopo un&#8217;intensa giornata di arrampicata e 8 tiri corda, nel sole del tramonto di un giorno d&#8217;aprile del 1987, assieme al suo amico Dimitris sceglierà per quella via il nome Pillar of Fire, la prima via di arrampicata sportiva di Leonidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che facciamo in vita riecheggia nell&#8217;eternità.</p>
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