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Cosa
fare: ascensioni, escursioni
È
possibile ascendere comodamente al Pizzo dei tre Signori impiegando
circa 1h30. Si sale su placche rocciose appoggiate che rendono
poco faticoso il cammino fino all’anticima. Da qui si procede
su ghiaione poco più ripido.
Un’altra
ascensione è il Pizzo Trona che analogamente può
essere raggiunto in 1h30. Si tratta in questo caso di salita riservata
ad escursionisti esperti. Si arriva alla diga del lago d’Inferno,
la si oltrepassa e si segue il sentiero che inizialmente lo costeggia
per poi deviare verso monte. Raggiunta la cresta la si percorre
su sentiero impervio, con qualche passaggio ferrato e talvolta
esposto. Giunti all’anticima si sale su sentiero, non sempre
ben segnalato, che si trasforma spesso in passaggi d’arrampicata
su roccia friabile.
Molto
interessante il giro dei laghi che offre tra l’altro la
possibilità di godere di un panorama geologico straordinariamente
vario.
Partendo dal rifugio si sale alla Bocchetta d’Inferno dove
è possibile ammirare gruppi di numerosi stambecchi adulti.
Senza valicare, si prende poi il sentiero che volge verso il lago
Rotondo, lago naturale incastonato nella roccia. Si sale dapprima
su ripido versante erboso (Paradisino) per poi scendere su ghiaione
ripidissimo. Arrivati al lago lo si costeggia e si segue il sentiero
a tratti erboso che scende fino al successivo lago Zancone, il
lago naturale più bello delle Alpi Orobie. Lo si costeggia
tutto e si costeggia per intero anche il successivo lago di Trona.
Attraversata la diga si segue un ripido sentiero su ghiaione,
denominato “Direttissima”. Si arriva alla diga d’Inferno.
Attraversata anche questa si torna brevemente al rifugio. L’intero
itinerario ha una durata di circa 3h30.
Cosa
vedere: punti panoramici, fiori, rocce, strutture storiche
In
soli 20 min. si può percorrere la facile cresta posta di
fronte al rifugio seguendo le storiche trincee della Linea Cadorna
che arrivano fino al monte Legnone. Si arriva sul tetto del vecchio
fortino, successivamente trasformato in santuario. Scendendo si
arriva in fine al rudere dell’ex caserma militare Pio XI.
Si può accedere alle due fortificazioni anche senza passare
dalla cresta, costeggiando il versante su sentiero di media difficoltà.
Nella
zona sono numerose le vecchie miniere del ferro, ora abbandonate
di cui è visibile l’imboccatura.
Arrivando
fino alla Bocchetta d’Inferno, in circa un’ora, e
valicando verso la valle omonima, si può scendere poche
decine di metri, per ammirare la roccia che si pone come cornice
a destra della valle e che assume l’aspetto di una Sfinge,
come del resto viene denominata.
È notevole l’ambiente geologico del quale è
apprezzabile la varietà stratigrafica dovuta ai movimenti
tettonici generati dagli spostamenti delle placche Eurasiatica
e Africana che trovano in questa zona la loro faglia di contatto.
Il paesaggio è impreziosito dalle sfumature rosse dovute
al Verrucano Lombardo.
La
fauna è caratterizzata da diverse specie animali, soprattutto
marmotte e stambecchi che facilmente si avvicinano anche fino
a 4/5 metri dal rifugio. Con un pizzico di fortuna si possono
anche osservare gli ermellini o animali rapaci quali falchi e
aquile.
Per
quanto la vegetazione sia stentata crescono, attorno al rifugio,
specie floreali di notevole bellezza, come anemoni, geo e rododendri
che a causa della quota e della povertà del terreno assumono
colorazioni particolarmente intense.
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